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Home Pensieri&Racconti IL PICCOLO AQUILOTTO E IL SUO CANTO GIOIOSO. Share
IL PICCOLO AQUILOTTO E IL SUO CANTO GIOIOSO. Stampa E-mail
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Pensieri&Racconti
Scritto da opinon@   
Martedì 06 Luglio 2010 10:57

Per scoprire l'autentica oggettività del mondo l'uomo non deve pensare il mondo come una parte di sè, ma deve sentire se stesso come una parte del mondo. (Abbagnano)

 Negli anni 70 venne alla luce un piccolo aquilotto. Membro di una grande famiglia che viveva nelle montagne fredde. Non fu facile la sua vita.

Fu scosso dalla perdita delle sue montagne, del suo nido dove era nato, sente la mancanza dei suoi amici e conoscere degli nuovi li risulta difficile. Si sente discriminato e non può spiccare il volo insieme a loro perché veniva dalle montagne. Il piccolo aquilotto si sente solo e soffre , prova dolore, la lontananza duole, duole da morire e nessuno poteva aiutarlo. Perché nessuno era a conoscenza della sua solitudine. I membri della sua famiglia erano tutti indaffarati ad affrontare la vita nel nuovo paese dove si erano trasferiti. 

La sua vita fu, subito travagliata dalla migrazione della sua famiglia che cercava un posto più sicuro e meno disagevole per crescere i suoi numerosi piccoli. Se ne vanno dalle montagne e si avviano verso i posti più caldi e più esuberanti ma, incontrano difficoltà di ogni genere… soprattutto il piccolo Aquilotto.

 Lui. Il piccolo aquilotto aveva smesso di cantare perché il suo canto era diverso, era un canto delle montagne e nel nuovo paese non andava bene..... Nessuno gli insegnava il nuovo canto e nessuno li diceva che il suo canto delle montagne era bellissimo e non si doveva vergognare……

 

Il piccolo aquilotto cominciò ad andare a scuola. Non cantava ancora bene il nuovo canto ma osservava, osservava tutto perché lui di natura era un aquilotto molto curioso. Piano, piano il piccolo aquilotto cominciò a volare vicino agli altri aquilotti e quando si trovava sperduto piangeva meno delle altre volte perché aveva deciso di cantare come gli altri compagni e volare insieme a loro.

 

In pochissimo tempo il piccolo aquilotto cominciò a cantare, giocare con gli atri e sentirsi meno solo ed abbandonato. Inventava nuovi giochi, insegnava a loro i giochi che giocherellava con i suoi amici delle montagne. Tutti lo adoravano e tutti volevano stare con lui. Tutti volevano diventare suo favorevole. Diventò un piccolo leader.

 

Veniva seguito da tutti i piccoli del nuovo paese, il suo nuovo canto si sentiva ovunque lui passava. Comincio ad appassionarsi e imparava molto in fretta quasi tutti i canti delle altre città. Ma non dimenticò mai il canto delle sue montagne. Ogni volta che tornava a casa sua cantava molto volentieri il canto delle sue montagne con i suo genitori e i suoi fratelli.

Insomma.
Per lui sembrava che erano passati i suoi tempi brutti. Man mano che il piccolo Aquilotto cresceva scopriva altre passioni. La passione per la danza, lo sport. Ma la sua più grand
e passione era il teatro.

 

Aveva vinto un concorso per studiare nell’accademia delle belle arti ma nessuno lo aiutò a realizzare il suo sogno. Il suo sogno era finito in quel luogo dove era cominciato. Su quel piccolo palcoscenico in un angolo di quella sala pieno di pubblico. Aveva pianto mentre recitava una poesia di Pashko Vasa “Shqypnia e mjerume” Aveva commosso tutti con la sua recitazione. Ma a casa portai solo un piccolo premio su scritto “Il piccolo amico del libro” accompagnato da l’ultimo libro pubblicato “Pippi calzelunghe” romanzo della scrittrice svedese Astrid Lindgren.

 

L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé. (D. Bonhoeffer)
Il piccolo Aquilotto, ormai cresciuto anche abbastanza in fretta, si guardò intorno a presi tra le braccia altri sogni.

 

Ma, uno in particolare li derubai il cuore. La passione per un bel paese denominato Italia. Lasciai cadere tutto ciò che aveva realizzato e decisi di partire. Con se, trascinai soltanto il dolore della sua famiglia e la sua inerente solitudine.

 

Oggi a distanza di anni il piccolo aquilotto è riuscito a realizzare in misura notevole i sui sogni e vola gioioso, sereno, appagato nel bel paese denominato Italia. Spesso spicca il volo e volteggia verso le sue origini, ma il suo grande amore rimane l’Italia che l’ha preso tra le braccia e l’ha rasserenato, soccorso, avvinghiato, abbracciato a sé nei momenti difficili della sua realtà.

 

Oggi il suo canto è gioioso. Lui si sente sereno. Il giorno 25-04-2010 il suo calembour, la sua affermazione è :

Io sono “FIGLIO DEL SOLE” e non possiedo “PADRONI”

Non gradisco restrizioni

Le mie strade sono i raggi della luce

Il mio leader è il “VENTO DEL MIO CUORE”

La mia terra d'origine è la mia indole

La mia “PIU’ SUBLIME MELODIA” è la pace tra le etnie

Il mio vivaio è la sfera celeste

La mia casa è il MONDO INTERO

 

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Dicembre 2010 01:38
 

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