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| Monologo dell'infanzia perduta |
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| Pensieri&Racconti | |||||
| Scritto da Esmeralda Tyli | |||||
| Sabato 07 Maggio 2011 11:37 | |||||
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Lo pregavo di lasciarmi andare dalla mamma, ma lui non ascoltava. Quando questo gioco orribile finì, mi disse che non dovevo raccontare niente a nessuno, perché sarei andato all'inferno. Io ho paura dell'inferno. Ma che cos'è l'inferno? Mamma, dove sei? Aiutami! Papà mi sta facendo paura, lo zio mi fa male, il vicino di casa, quello che è il papà dei miei migliori amici ,mi sta dicendo che andrò all'inferno. Ma ditemi, è così brutto questo inferno? Peggio di questo gioco pauroso questo inferno? Perché mi sento così sporco: io non ho fatto niente di male. Ho paura. Mamma, mamma… mamma aiutami! Ma lei non mi sente, perché io non parlo. Si preoccupa perché ho smesso di mangiare, ma io taccio. Ho paura dell' inferno io. Ho paura di uscire a giocare “ Io stavo giocando su quel campo deserto, avevo una palla fatta di pezza. Sai, mio padre è morto, la mamma non può andare a lavorare perché non le permettono di farlo. Non so perché deve tenere quell' orribile velo che le copre anche gli occhi! Mia madre è così bella. Non capisco perché hanno paura di quel viso! La mamma non può comprarmi una palla, non ci sono i soldi per i giocatoli. Allora prese dei veli vecchi, (ah: mi sono scordato di dirvi che si chiamano burqa quei veli orrendi) e così li cucì e , come per magia, ecco che è uscito fuori il mio pallone. Ho deciso che diventerò un calciatore. Ma qualcuno mi dice che non si sa se questo è permesso. Non ho capito questa cosa, ma non ho dato importanza a quelle parole. Correvo e correvo dietro a quel pallone: ero così felice!! Avevo un bel giocatolo, nessuno aveva un giocatolo più bello di quel pallone. Vedrete: io diventerò un gran calciatore, sarò come quello.., quello.., aspetta che mi ricordo come si chiama..ah ecco! Totti..quello che gioca in Italia, in quella bellissima città che si chiama Roma. La sua foto me lo ha regalato quel signore che sorride sempre e ci porta, insieme ai suoi amici, la farina per il pane, le medicine a mio fratello, i vestiti per mia sorella. Le hanno portato delle bambole, ma alcuni uomini con la barba hanno preso queste bambole e le hanno bruciate. -Sono una vergogna - le hanno detto - sono il Diavolo. Ma chi è il Diavolo? E' cattivo? Perché io lo immagino con la loro barba lunga e con i loro fucili? Ma io ho nascosto una bambola sotto una pentola grande, quella che la mamma usa per cucinare, (quando c'è qualcosa da cucinare). Lì ho nascosto anche la foto di Totti, ho capito subito che loro non dovevano vederlo. Ecco, sta arrivando di nuovo quel signore con i suoi amici. Anche se non parlano la mia lingua, loro mi vogliono bene. C'è anche una signora con loro con la testa coperta da un foulard. Il loro traduttore mi dice che sono degli angeli, si chiamano volontari e vengono per aiutarci. Mi accarezzano, parlano con la mamma, quella signora con foulard tiene in braccio mia sorella, mentre un dottore visita mio fratello. Che bello avere vicino delle persone che non hanno fucili, non buttano bombe, non hanno quei vestiti da militari. Mi svegliai dopo tantissimi giorni in un posto mai visto prima. Si chiama ospedale. C'era anche quel medico che viene a visitare mio fratello. Volevo andare a salutarlo, ma non potevo alzarmi. Qualcosa mancava. Solo allora capii che quello scoppio mi aveva Le lacrime calde mi uscivano fuori dagli occhi..ma io non volevo. Io ero l'uomo di casa, io dovevo essere forte anche se avevo solo 10 anni, io dovevo diventare un calciatore, portare la mia famiglia lontano da lì. Dovevo guadagnare dei soldi, tanti soldi, in un altro paese, dove mia madre avrebbe tolto per sempre quel maledetto velo, dove mia sorella poteva andare a scuola e giocare con le bambole, dove mio fratello si sarebbe guarito da quella brutta malattia. Io ero l'uomo di casa a 10 anni. Un uomo ormai senza gambe, perché nel campo deserto dei miei giochi c'era una bomba inesplosa. Inesplosa fino a quel momento quando ha ucciso i sogni di un uomo di casa di solo 10 anni...” “ Io vivo in Africa. Un paese grande, grande..grandissimo. Qualcuno lo chiama il Continente Nero. Tu mi guardi così stupito, perché? Perché sono nero?? O perché sono Si mangia poco perché il mangiare non c'è. Sai che non c'è neanche l'acqua? Non lo sapevi? Mia madre deve andare dietro quella collina alta- alta, per prendere l'acqua. Ma non sempre ci riesce. E' molto malata. Ha quella strana malattia che si chiama AIDS. Papà non c'è più. Non lo so perché. Anche lui era malato, molto malato. All'improvviso io non lo visto più. Tu dici che forse è morto? Non lo so: la mamma non ha detto niente a me e ai miei fratelli. Anche a noi danno delle pillole. Dicono che siamo sieropositivi, mentre due dei miei fratelli hanno già la malattia della mamma e del papà. Vengono quei signori dell'ospedale che sta lontano da qui. Sono dei medici bianchi..vengono da un altro paese di bianchi. Si chiama l'Europa. Ma tu sei di lì? Perché anche tu sei bianco come loro. Ma perché siete così pallidi sempre??? Alcuni sono spariti. Forse sono morti, e io che ne so..sono piccolo ancora per capire tutto. Lei è mia. Solo mia e dei miei fratelli!! Chi ci accudirà se la portate via? Chi ci porterà l'acqua? Chi chiamerà qualcuno quando stiamo male?? No lei non è morta, lei non può sparire. Non lo dire neanche per scherzo!!! Io ancora così piccolo”. 2011-05-07
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| Ultimo aggiornamento Sabato 07 Maggio 2011 11:50 |








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