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| La voce |
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| Pensieri&Racconti | |||||
| Scritto da Elda Lenzi | |||||
| Giovedì 14 Aprile 2011 12:01 | |||||
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LA VOCE Uno strano silenzio avvolgeva le cose. Come ogni giorno, Paulette si guardò intorno. I contorni sfocati, i bisbiglii delle persone, arrivavano dentro di lei come una strana mescolanza, una mescolanza che in realtà la sfiorava soltanto.
Non riusciva mai a capire una sola parola ed i movimenti delle mani che la toccavano le sembrarono surreali, anche quella mattina. Con una tecnica che aveva imparato chiuse le orecchie e poi gli occhi. Un respiro profondo, rilassante, seguì i suoi gesti ed un attimo dopo sorrise tra sé e sé. Chi dice che nel silenzio ci sia solo silenzio e nel buio solo il buio? Ogni volta se lo chiedeva, non aveva risposte riguardo al comportamento degli altri, aveva la sua e ne era felice. Escludendo i sussurrii indistinti che le giungevano da fuori, dentro il suo corpo un’infinità di suoni le parlava. Non erano sempre gli stessi, per questo ogni volta era curiosa di scoprire cosa avrebbe ascoltato. Quella mattina il suo corpo parlava molto. Sembrava che avesse da raccontarle una storia lunghissima, attraverso le vibrazioni che udiva. Sembrava che la terra, in tutte le sue forme, volesse dirle qualcosa. Sentiva il suono dell’acqua che scorreva, la polvere delle strade quando ci cammini a piedi scalzi, il fruscio dei fili d’erba e, su tutti, un nuovo suono, che non aveva mai sentito. Acuì l’attenzione, nel cercare di comprendere da dove venisse, finché riconobbe quello particolare, a volte un po’ stridente, a volte vellutato, che fanno le pietre sfregandole l’una all’altra. Sorrise incuriosita e si mise ad osservare il buio che all’apparenza stava dietro le sue palpebre chiuse. Sì, ora doveva osservare, doveva cercare il luogo dal quale proveniva quel suono. Era nuovo ed era curiosa. Lei era sempre così, piena di curiosità verso tutte le cose che la circondavano. Per questo non riusciva a capire il senso di quelle poche parole che aveva sentito pronunciare a sua madre qualche tempo prima. “La bambina non parla più, non sente..non reagisce a niente di ciò che le diciamo”..Ma che grossa bugia, pensò Paulette, come può dire questo? Non si accorge di come sono intenta a parlare ed ascoltare? Paulette si girò dall’altra parte, perché quel giorno, veramente, avrebbe proprio pianto volentieri. In realtà, anche quel giorno, come ormai da tanto tempo, furono solo le sue pupille a spostarsi impercettibilmente di lato. Arrivò un po’ stremata ma veramente felice ed appagata. Gli odori della terra, degli alberi che la circondavano, le fecero girare la testa ma lei rise ancora, appoggiandosi al tronco di un vecchio albero. In fondo, era proprio ubriaca, ubriaca di vita. Fu con sorpresa che scoprì alla fine del tragitto, uno spiazzo d’erba. Un prato delicato e profumato accolse il suo arrivo ed i colori, i profumi dei crochi lo riempivano come un mazzo di fiori, che solo una principessa può aspettarsi di avere in dono. Ma la bellezza che la circondava non le fece dimenticare ciò che l’aveva portata fin lì. C’era un suono che l’aveva guidata, doveva trovarne l’origine. Doveva solo aspettare. Pazientemente. All’improvviso sentì qualcosa pungerle il braccio. Fu così fastidioso ed inopportuno, in mezzo a tutta quella pace. Riconobbe le mani di sua madre, che prendendole il braccio, le infilò un ago nella vena ed in questo suo gesto sentì tanta agitazione. Mamma!! le disse, ma non vedi come sto bene? Non stare a preoccuparti, non c’è nulla di cui preoccuparsi! Ma capì che la madre non l’aveva sentita. Nemmeno quella volta. Era un po’ di tempo che se ne era accorta, ogni volta che le parlava lei non le rispondeva, e siccome sapeva che l’amava molto, pensò che in quelle mancate risposte non ci fosse nessuna cattiveria. Forse con l’età era diventata un po’ sorda! Paulette si allontanò con il corpo e la mente, dalla sgradevole sensazione dell’ago nella carne e riprese ad osservare quel meraviglioso paesaggio che aveva davanti a sé. E ad aspettare. Erano proprio loro a farlo, ogni volta che, spostandosi, si sfioravano l’una con l’altra. Erano così gentili e delicate in quei movimenti e, sì era vero, sembravano proprio danzare. Era una sensazione strana, sempre più intensa, non riusciva più a tenere gli occhi chiusi. Voleva aprirli ma aveva anche paura. Che strana quella paura, così all’improvviso non se l’aspettava. Fece appello a tutte le sue forze ma le palpebre pian piano iniziarono ad aprirsi. Paulette capì di non dover più lottare. Non c’era nulla di pericoloso nell’aprire gli occhi e guardarsi intorno. Le pietre iniziarono a vibrare e quella vibrazione le portò ad unirsi l’una all’altra, in un suono, che al confronto di quello che aveva guidato i passi di Paulette, era di una meraviglia indescrivibile. L’attimo finale, quel piccolo tratto, quel fremito muscolare che mancava per schiuderli completamente, arrivò con la forza di un piccolo lampo, un’infinitesima parte della forza di Dio, la guidò nel passo finale. Non sapeva, non lo sapeva, che dopo averlo fatto, Lui sarebbe stato lì, dove la stava aspettando, con quel suo abbraccio di non tempo e di alito infinito che la inondò d’Amore. http://www.youtube.com/watch?v=hTScilnHJJo Elda Lenzi
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Aprile 2011 13:42 |





Uno strano silenzio avvolgeva le cose. Come ogni giorno, Paulette si guardò intorno. I contorni sfocati, i bisbiglii delle persone, arrivavano dentro di lei come una strana mescolanza, una mescolanza che in realtà la sfiorava soltanto.


Commenti
Molto bello Elda, sempre alla ricerca delle sensazioni più profonde dell'essere, alle quali dai una risposta di amore! Bravissima!
Pa
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