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Home Pensieri&Racconti Lo specchio. Un racconto scritto da: Elda Lenzi Share
Lo specchio. Un racconto scritto da: Elda Lenzi Stampa E-mail
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Pensieri&Racconti
Scritto da Elda Lenzi   
Venerdì 01 Aprile 2011 11:20

LO SPECCHIO

Si accasciò lentamente appoggiandosi alla parete. Il buio del tunnel in cui aveva lavorato tutto il giorno gli parve insopportabile. Nessuna mente ignara delle sue motivazioni avrebbe potuto capire il perché di tanto sforzo, di quel suo passare ore ed ore in quel luogo. Sapeva che ciò che cercava era lì ed era indispensabile trovarlo.

Uscì fuori che era quasi notte, così che la luce del giorno non potesse colpire violentemente i suoi occhi, che lentamente vi si stavano disabituando. L’odore degli alberi, dell’erba, lo aiutarono a riprendere contatto con il mondo di sopra, come aveva iniziato a chiamare ogni suo ritorno in superficie.

 

Toccò con la mano le labbra screpolate dalla polvere. Chiuse gli occhi. Lentamente. E lentamente immaginò le dita di Emma. Fu solo un attimo. Chi si separa dall’altra metà di sé è destinato all’inferno. Ed ogni attimo dedicato ai ricordi è una discesa in quell’ abisso. Per quanto tempo ancora le domande senza risposta si sarebbero riaffacciate nella mente? Per quanto tempo ancora nascondersi agli altri lo avrebbe salvato? Le sue gambe tremarono mentre si incamminò verso casa.


Emma scriveva seduta in giardino. Per tanti anni aveva odiato la luce ed il sole. Per tanti anni aveva vissuto tra le pareti della sua casa. Uscire e muoversi erano per lei uno sforzo enorme. La sua strana camminata ed il tremore che la accompagnava le erano insopportabili, per questo se ne stava da sola. Ma il tempo di rinascere le era andato incontro con la velocità degli eventi che non puoi trattenere né fermare. Fece una pausa, alzando gli occhi verso un punto sconosciuto, che forse neanche lei vedeva ma che percepiva. Era un punto di silenzio e pace, all’interno della sua mente.

In quell’istante appoggiò la testa sulla mano e chiuse gli occhi. Il tremore si era come addormentato, tra le righe del racconto che stava scrivendo. Assaporò la piacevolezza di quella sensazione e sentì che per lei non esisteva medicina migliore.


Eisuke assaporò il calore del suo letto. Chiuse gli occhi e si addormentò. Mentre dormiva, gocce di sudore gli imperlarono la fronte, il segno che emetteva il suo corpo quando scivolava tra le braccia degli incubi.

Si agitò sotto le coperte, una parte della mente voleva svegliarlo ma la potenza del sonno era molto più forte. Nessuno poteva venire a salvarlo. Era così ogni notte. E non poteva farci nulla, mentre le pietre della grotta in cui si ritrovò iniziarono a parlargli. La sua voce rabbiosa cercò di sovrastarle ma lo sforzo fu vano ed anche quella notte si svegliò all’improvviso, invaso dal tremore.


Mise la testa sotto l’acqua del rubinetto, se non doveva più dormire voleva togliersi di dosso le ultime tracce dell’incubo, rimaste prigioniere nelle gocce di sudore. Ripensò alla ore trascorse anche quel giorno a scavare tra le rocce. Non riusciva a trovarlo. A ritrovarlo. Ma ce l’avrebbe fatta.

I ricordi erano confusi, per questo non ricordava dove lo avesse nascosto. L’unica a saperlo era Emma ma non voleva chiederlo a lei. Anzi non voleva più rivederla. Le anime che si sono molto amate, sono capaci anche di odiarsi molto. O meglio, questo era ciò che pensava lui. Ma non era lo stesso pensiero di Emma. Tutto ciò che sembrava averli uniti per sempre, si era trasformato in ciò che, con la stessa forza, li aveva divisi. E su questo, erano d’accordo tutti e due. Poi, ognuno, aveva reagito al distacco a suo modo. E nel modo in cui lo avevano fatto c’era il riflesso della loro abissale diversità.


Anche Emma chiuse gli occhi e si raggomitolò sotto le coperte. Rigirandosi nel letto, la fitta dolorosa sul palmo della mano le riportò i ricordi, il sapore e l’odore di giorni passati, mentre una lacrima silenziosa le accarezzò il volto. Accettò quel momento, quell’istante in cui il passato le volle parlare ancora, e solo per questo riuscì ad addormentarsi, senza quell’odio che ogni notte svegliava Eisuke.

Stava sorgendo il nuovo giorno ed Eisuke uscì dalla stanza. Aveva fretta di tornare alla grotta. Tutto ciò che voleva lo aveva sempre ottenuto. Usando, manipolando. Perché solo Emma lo aveva smascherato?

Era certo che la risposta fosse nell’oggetto che stava cercando da mesi e che gli aveva donato proprio lei. Ma non riusciva a trovarlo. Lo aveva gettato una notte d’estate, l’ultima notte in cui da lei aveva avuto solo silenzio. E poi più nulla. Con il cuore pieno di orgoglio aveva buttato tutto ciò che le era appartenuto, tutto ciò che segnava l’essere passata nella sua vita ma, dopo mesi, si era ritrovato a rovistare nei ricordi per ritrovare le tracce di quel passaggio. Non perché ancora l’amava ma perché aveva solo bisogno di sentire che aveva ragione lui. Farsi il vuoto intorno ha i suoi prezzi da pagare e non avere più nessuno da tormentare era il peggiore per lui.


Emma raggruppò i sassi che aveva raccolto. Il suo giardino sembrava aspettarli da sempre. Quel giorno sentì che qualcosa stava per accadere. Sapeva che doveva continuare a scrivere, ma non più sulla carta. Allineò le pietre, dopo averne tolta la polvere con il palmo delle mani. Quelle superfici erano perfette e perfettamente allineate sembravano righe di un quaderno preistorico. Tutto ciò le trasmetteva una sensazione di familiarità. Aveva fatto uno strano sogno e seguendone le tracce si ritrovò a compiere quei gesti. Le pietre le avevano parlato, era stato non più di un sussurro. Non ricordava che una sola parola e sentiva un sorriso guidarla mentre la scriveva su ogni singolo sasso.


Donati Gianluca – Livorno – Lo specchio

Cit & Fonte "Una mattina, davanti allo specchio. Senza bocca si limiterebbero molti danni che la parola può fare…."

Le guardò ad una ad una ed ancora sorrise sentendo di aver finalmente compreso. Ora era veramente libera. Di amare il mondo e dirlo attraverso la sua poesia. “Senza” era una parola che non le apparteneva più. Eisuke si toccò infastidito la pelle, tutta quella polvere stava iniziando a dargli fastidio. Era ancora intento a smuovere le pietre accumulate in un angolo della grotta. Sentiva che stava avvicinandosi alla mèta. Ma il fastidio sulla pelle lo stava distraendo dall’impegno con il quale svolgeva la sua ricerca.

Sollevò irritato la camicia sudata e scorse sulla pelle delle macchie scure. Passandovi la mano si accorse che non se ne andavano e si rese conto che sul ventre era apparso un tatuaggio. Una parola, ripetuta più volte, formava un arabesco che andava da un lato all’altro del suo corpo. Rilesse più volte quella parola.

Cercò di cancellarla ma non era possibile. I suoi gesti furono presi da una frenesia crescente e più leggeva quella parola più la frenesia cresceva.
”Senza”..”senza”…”senza”…rimbombava nella sua mente, finché uscì dalle sue labbra. Era accecato dalla rabbia, perché quella parola gli toglieva le forze. Poi tornarono, alimentate dal furore che scuoteva i suoi nervi, e le indirizzò nello smuovere freneticamente il mucchio di pietre.

Le mani toccarono qualcosa. L’aveva trovato. Ne era certo. La gioia sostituì all’istante la rabbia che lo aveva accecato, che lo accecava da anni. Guardò l’oggetto tra le sue mani. Ed in quell’istante risentì la forza dei suoi muscoli quando stringeva il corpo, le mani di Emma fino a farle male, fino a farla piangere. Era da tempo che non si sentiva così, così potente e forte, come solo farle del male lo aveva fatto sentire.


Avvicinò lo specchio. Voleva guardare il suo volto, quello sguardo vincente che sentiva invadergli il viso. Ma nel volto che vide, a stento riconobbe il proprio. Quanto tempo era passato? Quanti anni aveva trascorso in quella continua, snervante ricerca, che aveva alimentato e coperto la sua solitudine? Nel suo volto c’era la risposta ma lui non volle sentirla. Solo un urlo agghiacciante si perse nel vuoto, mentre le pietre del tunnel crollavano su di lui.

2011-04-01

Elda Lenzi

Accetta il Dolore.
Abbi Coscienza..non Paura.

 
A cura di: Elda Lenzi

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Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Aprile 2011 12:40
 

Commenti  

 
+4 #1 elda 2011-04-01 11:54
Gli incubi ci parlano perchè vogliono la nostra parola che li trasformi. L'immagine che hai scelto è perfetta: grazie Janni. Per tutto.
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+3 #2 Janni Luan Cajku 2011-04-01 11:58
Bene. Hai letto il racconto di Elda???
Fermati un momento, lascia un commento. La tua opinione è molto importante. Grazie
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+5 #3 francesco 2011-04-01 12:28
:D
Un ottimo lavoro,che sono riuscito a sentire mio subito....ci sono tante cose impossibili da spiegare,ma questo racconto ci riesce!!!!!
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+5 #4 silvia calzolari 2011-04-01 12:54
I distacchi, i percorsi individuali nei senza. I tormenti, i dolori inevitabili, la chiusura, la solitudine che è vuoto "sofferente" profondo. Guardarsi e vedere l'altro anche a distanza nel dolore arrecato che si riflette sul proprio volto. La capacità di ognuno di potersi immergere nel sè senza/con paura per poter superare i propri limiti e uscire finalmente allo scoperto senza alibi. In una descrizione quasi surreale d'atmosfera e al contempo in verità disarmanti..come è l'intimità...la nostra anima nel cambiamento.... Meraviglioso racconto profondamente ricco di emozioni e sfumature. Grande Elda!
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+3 #5 Janni Luan Cajku 2011-04-01 13:35
La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le osserva. Quindi, Osservando, non solo leggendo il tuo racconto mi rendo conto che, “La felicità non è uno stato a cui arrivare, ma un modo di viaggiare." Viaggiare ma senza fermarsi alla superficialità delle cose, i dolori che ognuno ha (tutti noi abbiamo) debbono darci la forza di diventare più forti, più responsabili ad apprezzare anche le piccole cose noi siamo in possesso. La vita è un viaggio da percorrere con ogni mezzo ma è solo quando cammini e non corri che puoi osservare e cogliere l'essenza. Quindi cara Elda, io ti ringrazio per il messaggio che trasmetti ai lettori di opinion@. Quel specchio deve essere un modo di fare un esame di coscienza, solo guardandosi vi si rende conto di come siamo fatti, come possiamo sembrare agli occhi degli altri, se si nota qualche macchia dolente, ci si può sempre rimediare, sbagliare è umano, ma mai e poi mai fermarsi davanti ai pregiudizi imbrattati delle persone infami. QUANDO UN' EMOZIONE LA SENTI...LA DEVI VIVERE..
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+2 #6 ermanna 2011-04-01 14:22
Sei riuscita a descrivere due modi divesi di affrontare il dolore; c'è chi lo accetta, lo capisce e lo trasforma in amore verso e gli altri, c'è invece chi lo rifiuta e scarica addosso agli altri ma non sa che così facendo uccide solo se stesso. Grazie... leggere ciò che scrivi è fonte di emozioni.
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+2 #7 Jone Binzonelli 2011-04-01 19:23
I tuoi racconti, ed anche questo, hanno un aria di mistero che coinvolge, ma emotivamente e ti spinge a leggerli fino alla fine con ansia e poi ritrovo te, bella, consapevole delle cose della vita, del tuo modo di affrontarle, della serenità raggiunta e della umanità tua che pervade i personaggi dandogli infine una dimensione spirituale. Grazie Elda sei grande!
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+2 #8 zhero 2011-04-01 20:17
Ciascuno di noi raduna i suoi sassi, è inevitabile. Dipende da quello che risiede nel tuo cuore se diventino una prigione che ti crolla addosso oppure una collana preziosa fatta coi giorni che verranno.
Le tue parole trasformano nel gioiello della Vita ogni roccia, qualunque rupe diventa una Rosa.
Un abbraccio
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+1 #9 GinFitz 2011-04-04 08:32
Brava brava, sono d'accordo con Francesco
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