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| Il rallentamento delle ventiquattro |
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| Pensieri&Racconti | ||||||
| Scritto da Janni Luan Cajku | ||||||
| Martedì 22 Febbraio 2011 14:52 | ||||||
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Lirie
Sta male. In diversi modi, e per diverse ragioni, ha sempre evitato di trovarsi da sola il 21 di febbraio.
Il campanello della porta rompe quel silenzio che cominciava a diventare complice della pettegola maligna. All'istante si trova completamente sola, è spaventata a morte quando realizza che è senza voce, e non può neanche chiedere aiuto. Intimorita si precipita dal letto. In punta dei piedi si avvia verso la porta senza neanche fiatare. Si mette vicino alla porta e cerca di sbirciare dallo spioncino. Un viso a lei famigliare è dietro la porta, ma non dice una parola, non chiede di entrare. Ha semplicemente annunciato la sua presenta suonando al campanello di casa. Indossa quella maglietta a righe orizzontali bianche, nere e verdi. Gli sta bene, ma lo fa sembrare più massiccio. Il giubbotto marrone scuro sembra far parte della sua vita per tutto il periodo freddo dell’anno. Nessuno dei due parla. Lui è sicuro, sa di essere spiato dall’occhiello, e si allontana ancora un poco dalla porta per essere visto meglio. In effetti si vede meglio: ha sulle labbra quel sorriso smagliante che a Lirie fa perdere la testa. Il suo sguardo ha sicuramente qualcosa di speciale poiché lei si sente svenire tutte le volte che lo incontra. È confusa. Prova a calmarsi. Cerca di capire e dare una spiegazione alla presenza del suo collega di lavoro dietro la porta di casa sua poco prima delle ventiquattro. Oggi non è Natale, quindi lui non dovrebbe essere là, dietro la porta di casa sua, ad aspettare lei. «Babbo Natale avrà voluto farmi uno scherzo per il semplice fatto che non ho mai creduto in lui, ma non ho mai smesso di chiederli dei regali, anche se in modo scherzoso. Quindi l’ho preso in giro. Ed ecco che lui ha deciso di prendere in giro me. Uno dei due è impazzito. A quanto pare è Babbo Natale ad essere diventato matto, perché lui, il mio desiderio, è là, dietro la porta. Sento pure il suo profumo. Oh che delizia! Quanta passione! Che voglia di far l’amore!!!!!! Tra un poco saranno le ventiquattro e non ho tempo da perdere» Non si può essere diffidenti per sempre: di qualcuno bisogna pur fidarsi. D’altronde lui è sempre gentile con lei. Lirie decide di aprire la porta per capire meglio e liberarsi dai dubbi. Stringe nel pugno la maniglia della porta. È freddissima, ma la fa tornare in vita. Babbo Natale esiste. Lui è là. Non parla. All'improvviso, lei viene travolta da baci deliziosi che le tolgono il respiro. Quelle mani, che lei spesso osservava fantasticando, ora scendono impetuosamente lungo le sue cosce lisce. La prendono in braccio e la portano sul letto, che ha preso la sua forma reale. Il cuore comincia a battere più forte. Sente le mani di lui scorrere sul seno, il suo corpo villoso comincia a bagnarsi dal sudore, ed emana un’esalazione stupefacente. È completamente narcotizzata. La paura e la passione hanno smesso di lottare. I vestiti spariscono. I due corpi nudi tremano dalla voglia di fare l’amore. «Avevo così tanta voglia di vederti. Di sfiorarti. Avevo una voglia pazzesca di stare con te. Di sentire sempre la tua voce. Quante volte ho desiderato baciarti, stringerti forte forte a me. E fare l’amore con te». Lirie non parla: è troppo felice per parlare. Ammira il fisico scolpito di lui: è esattamente come lei l’aveva sempre immaginato; è stupendo, poi, che buon odore ha! Oh! Quell’odore soave…quella passione scoppiata all’improvviso, richiamano in mente un ricordo, ma viene subito schiacciato dalla voglia di fare l’amore. Alla porta suonano un'altra volta «A quest’ora di notte! Chi sarà mai?», fa Lirie, pietrificata per lo spavento. «Stai tranquilla. Non ti preoccupare. Vado io ad aprire». Lui scende dal letto, esce dalla camera, senza vestirsi apre la porta. «Comunque mi potevi aspettare. Vedo che ti sei già servito. Egoista». «Non sono riuscito a resistere, ma non sono ancora le ventiquattro. Dai sbrigati! Altrimenti… altrimenti non facciamo in tempo». Lirie sente il rumore di un paio scarpe tirarsi a fatica sul pavimento e capisce che uno sconosciuto si stava dirigendo verso la sua camera da letto. Una forte corrente d’aria smuove le lenzuola. Dal comodino di fronte alla finestra una lampada accesa finisce per terra. La luce in camera viene a mancare. Lei intravede qualcuno che non identifica. «Ciao sono Met, un amico di … Besnik. Eccomi qua… Adesso credo che ci siamo tutti. Non aspettiamo nessuno. Giusto? Ora sono le ventiquattro in punto. Quindi “Buon compleanno”. La festa comincia adesso». Il tempo, anche un lungo lasso di tempo, non riesce a guarire i dolori quando si mischiano con i ricordi. La persistenza della memoria è senza pietà. Il tempo non ce la fa a far guarire certe ferite. Le ansie, i sensi di colpa, tornano a uccidere anche nei sogni. «Dimmi chi è lui! Chi sei?». Il profumo di rose le annebbia la ragione ma non l’udito. «Jeta ime, amore mio, sono io. Guardami. Sono io: Giuseppe. Ancora quel maledetto sogno? È ritornato a tormentarti? Sono io, jeta ime. Lirie, no, no, non piangere, non fare cosi. Non aver paura, sono qua vicino a te. Non sei sola. Non ti succederà nulla di male. Sono le ventiquattro. Oggi è il tuo compleanno. Volevo solo farti gli auguri e darti le 33 rose che ti ho comprato. Ma dormi, dormi tranquilla mia piccola “vogelushe”… Dai, non gridare. Ti prego, cosi spaventerai la nostra piccola Valentina. Ti amo, ti amo Lirie… Ecco: cosi. Dai, dormi, dormi, dormi…”jeta ime”». 2011-02-21 http://www.facebook.com/pages/Janni-Luan-Cajku-Official-FAN/198768326806514
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Novembre 2011 15:01 |









Commenti
Il problema è di chi fidarsi.......
Si può perdonare (forse) ma non si cancella il male.
Ben scritto, decisamente!
Luan, miri sempre al cuore e ogni volta riesci ad arrivare :)... Scrivi veramente bene ma io ho una richiesta.., posso ?-Scrivi qualcosa per una vecchia romantica come me?Qualcosa che ha un lieto fine,che parla anche di quei brevi momenti felici della vita che sepur pochi ci sono ... grazie :)
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