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| Le rose dal profumo "miracoloso" |
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| Pensieri&Racconti | ||||||
| Scritto da Janni Luan Cajku | ||||||
| Martedì 08 Febbraio 2011 02:19 | ||||||
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Vorrei un ramo di quella rosa
Le vie hanno altri nomi, i posti sono completamente diversi e non c’è nessun legame con la tua vita passata. Intanto che percorri tratti di strada; dove c’è un viavai di gente, non incontri quasi mai le stesse persone. Loro sì, parlano una lingua a te cara, ma non è quella della tua infanzia. E se per puro caso, senti la lingua della tua infanzia, ti giri di scatto. Spontaneamente ti viene la voglia di ascoltare il loro discorso. In seguito, realizzi dove sei, dove stai andando, e cosa stai cercando di fare. Mentre continui il tuo cammino, lasci sfuggire un sorriso (anche se spesso è un sorriso infelice). I rumori della città spazzano via i pensieri che si sforzano ad individuare il punto più debole per conquistare la tua mente, per poi divorare il tuo muscolo cardiaco, con l’unica intenzione, quella, di sconvolgere la tua stabilità con un procedimento violento e senza nessuna pietà. Sì, sì, in un modo molto violento. Sono pensieri che derivano dalla “terra rossa” il sentimento perverso del comunismo non è sparito del tutto. Là sono in pochi a conoscere i modi gentili. La cortesia la pretendono tutti e a contraccambiare sono in pochi. La benevolenza, la comprensione appartiene solo ai deboli. Nella terra rossa la sensibilità degli uomini è una parola sconosciuta, è un sentimento che appartiene solo alle donne,ma particolarmente alle vecchie signore. Ovviamente non a tutte. Le vecchie della tua famiglia sono le più sagge di tutte le altre donne. Mentre le altre vecchie stanno per crepare, e fanno bene, quelle della tua famiglia diventano immortali. Nel momento in cui decidi di lasciare dietro alle spalle i discorsi che stavi origliando, pensi di essere salvo e riprendi il tuo cammino con serenità. Ti senti fiero di non aver permesso a te stessa di scomporsi in frammenti di memorie, ormai coperte dalla quella polvere che grazie alla tua complicità, il passato ha fatto cascare coprendo le impronte indelebili. Sì, è vero. Quando pensi di essere salvo, un sorriso graffia il tuo viso. Fai un profondo sospiro e l’ansia sparisce con il tuo alito che puzza di sigarette e caffè amaro. Una sensazione strampalata fa partire un brivido lungo tutta la schiena. Le gote diventano rossicce e hai voglia di fare un bel pianto, un pianto lungo e disperato. -Mica sto piangendo! Non mi ricordo di aver pianto. Io non piango mai.. È tutta colpa di quel dolore acuto che sento allo stomaco, tutte le volte che non riesco a dormire. Ma, è vero anche, che primo o puoi devo decidere di recarmi all’ospedale e farmi fare quella visita al cuore. Queste maledette fitte al petto, a volte tornano a infastidirmi. Non mi fanno male. Io sono Albanese e sono molto forte. Non conosco il dolore. Ë tutta colpa del mio cuore. Ecco perché, ho la sensazione di sentire delle gocce di pianto messe in fila che si spingono tra di loro dietro ai miei bulbi oculari. Maledizione! Che fastidio! Ma non sento male. È solo una leggera infiammazione. Sicuramente ho gli occhi rossi. Altrimenti perché mi dovrebbe fissare in questo modo questo vecchio bacucco che sta seduto davanti a me? Osservo le sue scarpe sono lucide. Veste un capotto di color beige (è una sfumatura, tendente al giallo, ha anche del colore grigio) il colore delle iene. Dopo il rosso, il beige era il colore preferito dei comunisti albanesi. In realtà ha la faccia da comunista. Oh! sì, sì, sì, conosco più del dovuto i comunisti, specialmente quelli albanesi. Che gente di "damer" che c’è in giro! Che "zzoca" mi guarda! Sicuramente non avrà afferrato che io sono Albanese, altrimenti non mi guarderebbe in quel modo. Non si azzarderebbe mai e poi mai. Tutti lo sanno che gli albanesi non supportano di essere esaminati o guardati senza un motivo preciso. Questo vecchio bacucco avrà pur letto i giornali o visto in televisione che gli albanesi si massacrano ancora oggi tra di loro solo per uno sguardo. Sì, io sono albanese e fissarmi mi fa venire il sangue al cervello, mi gira il zzoca, ma non posso sporcare le mani con un vecchio rimbambito. Io sono un uomo di buone maniere, anche se in realtà avrei voglia di spaccarli la faccia. Poi se penso che, ancora vado in giro senza permesso di soggiorno sarà meglio che cambio posto a sedere. Sicuramente non mi salverò con una ricevuta della questura, che non mi ricordo né anche quanto tempo fa, me l’ha rilasciata in attesa del mio permesso di soggiorno. Balbetto qualcosa. Induco ad accettare il fatto di essere infastidito dalle occhiate del vecchio bacucco, ma decido di non muovermi dal quel posto. Io sono albanese e non mollo la presa. Ho pagato un biglietto e ho tutti i diritti di stare seduto. Apro il mio bel libro con il desiderio di sprofondare nella lettura. La lettura di un bel libro, è la migliore medicina che io abbia mai utilizzato durante tutta la mia vita. Una macchia di color “sbaglio” ma chiaro, m’incuriosisce parecchio e m’impedisce di continuare la lettura. Sembra un fungo che ingigantisce coprendo delle righe del libro. Passo la mano sopra, cercando di capire come ho fatto a sporcare il libro con quella macchia unta. Con la mano, capisco che la macchia è umidiccia. Che strano però! Ma sì, sicuramente qualcuno ha portato con se qualche goccia di pioggia, che da giorni ha inondato Milano e involontariamente l’ha fatta cadere sul mio libro. I miei pensieri, in questo momento mi divertono. Eccolo. Un altro sorriso che mi graffia il viso, ma la voce di una signora mi diverte un poco meno. - Figliolo, tieni questo. Non ti disperare. Sei cosi giovane, sei bello come il sole, vedrai che andrà tutto bene.- aiutato dalla mia impulsività (perché io sono Albanese, e noi albanesi siamo facili agli impulsi, siamo passionali. Noi siamo i migliori amanti sulla faccia della terra, poi il famoso Casanova era di origine Albanese. A noi ci piace andare a puttane, a ogni buon conto sposiamo solo le fanciulle vergini) In due attimi di tempo, avevo già preparato il mio repertorio di parolacce per la signora seduta accanto a me, ma vengo preso di sprovvisto. La sua mano, conquistata da vasi sanguigni colore oltremare è coperta da una pelle rugosa. Impugna un fazzoletto di carta bianca che profuma di... Oh signore benedetto! Questo profumo mi è famigliare. È il profumo delle rose che crescono solo nella terra rossa. L’altra mano l’ha appoggiata sulla mia spalla, senza chiedermi il permesso. Sarà il profumo delle rose che mi ha fatto dimenticare le parolacce che avevo preparato per lei. Oh, quel meraviglioso profumo di rose rosa! Mi ha immobilizzato il corpo del tutto, ma non il ragione. Mi ha svegliato tutti i sensi e mi fa rivivere dei frammenti di memorie, che ormai erano coperte dalla quella polvere che grazie alla mia complicità, il passato aveva fatto cadere una massa di polvere, coprendo le impronte indelebili. Sono proprio quelle impronte indelebili che improvvisamente si trasformano in organi tattili e potenti. Mi prendono in braccio e dolcemente mi fanno accomodare nel giardino di mia nonna. Ma quanto è bella mia Nonna! Lei non assomiglia a quelle vecchie rincitrullite, non assomiglia a quelle vipere che lei considera le sue buone vicine di casa. Lei è troppo bella. Non ha i capelli grigi, non ha le gambe storte, e la pelle rugosa come tutte le nonne. Lei ama i fiori, ma impazzisce per le rose. Ecco da chi ho preso io. Me l’ha sempre detto mia madre. Sono nel suo giardino, davanti alla sua casa. Ma quante cerchie di rose! Quella color rosa è davvero bella, poi ha un qualcosa di particolare, il suo profumo è simile alla tensione spasmodica.
Vedo la casa, le rose, vedo tutto ma non intravedo lei. Lei non c’è. -Gjyshe, Gjyshe! Dove sei, perché non rispondi? -La cerco ovunque ma lei non c’è. Dietro all’angolo di casa sua c’è quella sua vicina. Quella pettegola è una ladra, sicuramente voleva rubare le rose. La sua cattiveria fa morire anche l’erbaccia.- Cosa cerchi ragazzo? Perché chiami tua nonna? Lo sai che lei è morta, e tu non l’hai mai conosciuta. Abbraccia le sue rose spinose, le sue bellissime rose senza fogliame. Sparisci dalla mia vista. Ragazzino presuntuoso che non sei altro. – Mentre aumenta il mio desiderio di strangolare quella vecchia rincoglionita, piena di rughe e brutta come poche al mondo, la mano della signora seduta accanto a me mi accarezza dolcemente i capelli. - Non ti disperare “bel fioel”. Andra tutto bene. Ricordati, che nessuno merita le tue lacrime. Tieni, bevi dell’acqua, ti sentirai meglio. - Mentre i ricordi si nutrono del mio passato, bevo un poco d’acqua, ma mi va di traverso. Pulisco il viso con il fazzoletto che profuma di rose e trovo la forza per ringraziare la signora che mi accarezzava dolcemente i capelli. Per non accontentare il vecchio bacucco (per di più comunista) che continuava a godere lo spettacolo aggiungo: mi creda signora, sono solo raffreddato. - Sì, sì. Lo capisco. – aggiunge lei, sorridendo. - Anch’io sono stata male per un bel po’ di tempo. C’è un brutto virus in giro. “Bel fioel” portami via una curiosità. – aggiunge lei mentre mi guardava negli occhi. - prima ti ho sentito pronunciare confusamente qualcosa in una lingua sconosciuta. Che lingua è? – io sono straniero mia cara signora. Sono il figlio del sole e vengo dalla terra rossa. Lo sa che le creature pensanti, della terra rossa non possono, anzi, non devono piangere? – No. Non ho mai sentito una cosa del genere. Sono sincera. - Aggiunge lei con una discreta preoccupazione. - I saggi sono fiduciosi le cose miglioreranno. Là, nella terra rosso crescono delle rose speciali. Quelle rose, sono ineguagliabili, sono uniche al mondo. Il loro profumo ha qualcosa di singolare, ti rapisce il cuore, ti mette in disordine tutti i sensi, perdi l’autocontrollo e ti spoglia dalle ipocrisie, ti rende un essere umano, cioè, un comune mortale. Dicono che: quelle rose, sono state calpestate, avvelenate, bruciate, tagliate, spezzate, ma nessuno è mai riuscito a strapare le loro radici e far sparire la loro specie. Hanno perso solo il fogliame, ma sono piene di spine per difendersi dalla spietatezza degli uomini. Ancora oggi, le persone di buon senso sostengono che: fino a quando nella terra rossa continueranno a crescere le rose spinose dal profumo miracoloso ci saranno ancora in giro gli esseri umani, ovverosia, dei comuni mortali. Alcuni, qualche volta, gli vedrete anche piangere, ma si chiameranno sempre albanesi. - che strane rose! – eh no. Mia cara signora come diceva un poeta, pittore e filosofo libanese. Khalil Gibran «L'ottimista vede la rosa e non le spine; il pessimista si fissa sulle spine, dimenticandosi della rosa.» A noi albanesi, è l’ottimismo che ci tiene ancora in vita. 2011-02-07 http://www.facebook.com/pages/Janni-Luan-Cajku-Official-FAN/198768326806514
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Novembre 2011 14:58 |





Quando vivi in un Paese straniero, lontano dalla tua Terra, si ha la convinzione che la distanza diventa una specie di “filtro” tra la tua vita di tutti i giorni, e la tua ormai, lontana infanzia.
Nella terra rossa un essere umano non è il comune mortale che si trova da ogni parte del mondo. Là, le cose cambiano. La loro storia, vale a dire, quella delle rose è davvero dolorosa ma molto affascinate. Non che quella degli esseri umani sia di meno, ma voglio soffermarmi a raccontarLe, la storia delle rose…


Commenti
Ovviamente, come sempre gradisco le vostre critiche. Anche quelle severe e rigide come le maestre della terra rossa
GRAZIE.
come essere umano sento il profumo delle rose..e in Albania è tutto una rosa..quanti petali vengono buttati ai matrimoni?
e nei cassetti dove c'è il corredo della sposa??
e..nn piangono questi eroi..sono forti e coraggiosi..
per fortuna ci sono i raffreddori..
ma io posso piangere,mica sono uomo??ogni tanto apprezzo la discriminazione sessista!!
Complimenti..sinceri!!PS spero di leggere presto altri articoli di gente vera..sai cosa mi piacerebbe?
ke tu scrivessi delle superstizioni..ho letto un libro "I tre archi" e l'ho trovato meraviglioso!!
Interessante e bellissimo scritto!
E' decisamente un racconto travolgente. Non si ferma ma ti trascina nell'immaginario a cercare di intravedere ciò che riporti. In realtà non è neanche difficile, un po di orgoglio "malato" ci va riconosciuto. A volte, la paura che lo considerino inferiore porta lo straniero ad atteggiarsi nella maniera più sbagliata.
Tu chiedi critiche ma come si fa criticare un sentimento che trasformi in parole???
Grazie Janni.
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