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| Michelangelo e i giovani, oggi |
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| Pensieri&Racconti | |||||
| Scritto da Alessandra Gaetani | |||||
| Lunedì 24 Gennaio 2011 16:28 | |||||
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Quando una notizia non scade Devo controllare la posta elettronica. Non mi va. Chissà quali risposte non troverò nella mia mail. Chissà quanti muti “no” ai curricula inviati, alle richieste di lavoro a cui ho risposto.
Non mi va di iniziare la giornata spompata. Sul tavolo ci sono i ritagli della rassegna stampa da sistemare. Questa è la buona occasione per mettere tutto bene. Meglio un lavoro tedioso di nuovi buchi nell’acqua che ti affogano per una giornata intera. Almeno, alla fine, avrò una stanza sistemata come piace a me per continuare a lavorare come non mi piace!
Non c’è verso di trovare un lavoro che ti dia la sicurezza di una degna retribuzione, che ti consenta di fare l’abbonamento ai mezzi pubblici, e pagare le bollette, senza restare con il portafogli vuoto.
Il mucchio è qui da tanto tempo. Sul foglio di un quotidiano c’è scritto: 22 novembre 2009, gli artisti in visita dal Papa, hanno parlato di bellezza. Notizia positiva, cominciamo da qui. Leggo che dai vari continenti sono arrivate le rappresentanze dei diversi settori dell’arte, ci sono dei gran bei nomi nella Cappella Sistina. Solo che scorrendoli mi accorgo che il fattore anagrafe non è affatto degnamente rappresentato. Tra me e me penso, con lo sguardo sprofondato nell’azzurro della Sistina, «se tornasse Michelangelo, che direbbe?». Da una delle nuvole dipinte, a un certo punto…
Cosa ne avete fatto dei giovani? Sono tutti a scuola? Al lavoro nelle botteghe? A studiare? A fare le prove in teatro? Possibile che non si sia trovato un giovane con un talento tale da essere anche lui, qui, oggi? Ma tutta questa bella e brava gente, che vedo qui presente, possibile che non è sia stata capace di sfornare nessuna buona novità? O forse, peggio ancora, ai giovani d’oggi non piace la Sistina? O non vogliono condividere la compagnia dei loro maestri?! E quando la Provvidenza, a questi, non darà più la salute, chi ne prenderà il posto?». Sbigottita e contenta gli rispondo: «Maestro, non ti crucciare: non è che i giovani hanno declinato l’invito. Sarebbero volentieri qui, ad ammirare chi li ha preceduti sulla strada dell’arte, e principalmente te. Stai tranquillo: non è che non ammirino la Cappella Sistina, oppure non amino i loro maestri. Devi sapere, però, che i giovani che troverai ad insegnare nelle scuole, o a lavorare, oggi, sono precari. E, devo dire, anche i precari cominciano a essere un po’ attempati. È che ora le cose vanno così: chi ha un talento non trova come spenderlo, a meno che non abbia adeguate frequentazioni in alto loco. Se sei bravo, di te non sanno cosa farsene: hanno sistemato nei tempi passati troppi compari e comari che, sicuri del posto di lavoro su cui li hanno avvitati, non hanno lavorato, e non lavorano, come si deve. Ora, complici anche altri fattori, c’è una crisi spaventosa, e i soldi non ci sono più, soprattutto per i giovani. A meno che non abbiano adeguate amicizie».
Michelangelo risponde domandando: «ma quando, allora, i giovani avranno il loro posto? Dovrebbero forse augurarsi che i loro maestri passino nel mondo dei più per avere il loro giusto spazio?!». Gli rispondo: «i giovani sono esasperati. Non sanno più cosa pensare. Sembra che questa generazione debba pagare, oltre a salati conti passati, ripicche e gelosie. Sembra che coloro che li precedono, e hanno un qualche potere, non vogliano mollare, che quando vedono un talento lo mettano a tacere, e chi ha poco merito, invece, vada avanti. Hanno quasi paura, direi, che chi ha voglia di lavorare motivata, possa far emergere solo magagne, e non portare beneficio. Sembra che temano senza misura il paragone con qualcuno. Come può una stella di prima grandezza temere la luce di un’altra di pari misura? Non potrà certo oscurarla! E nel firmamento c’è posto per entrambe: ognuna brillerà di luce propria, portando il suo luminoso contributo. La luce che possiedi, nessuno può togliertela! E invece, sembra che non sia così».
E io: «maestro, meglio non saperlo!». E lui «Lo so che l’arte ha un costo, come ogni professionalità. La vita ai miei tempi era dura, e tanto. Sapessi che fatica per le mie maestranze, qui, lavorare. I colori non sono arrivati fin lassù con un montacarichi elettrico! Ma c’erano ragazzi anche imberbi, e quello che hanno imparato, poi, lo hanno messo a frutto». Sembro mia nonna nel rispondergli. «Lo so, so che un tempo se volevi il fuoco dovevi andar per boschi a far la legna. Ma anche oggi è dura. Gli sprechi in ogni tempo prosciugano anche le fonti più ricche. Al tempo dei miei genitori le cose erano diverse: se volevi lavorare facevi qualche concorso, cercavi un lavoro secondo le tue attitudini, e dopo un po’ trovavi la tua strada. Se il tuo talento era parlare alla gente, tramite una forma d’arte, dovevi lottare, ma poi il tuo spazio lo trovavi.
Ora, nell’era della comunicazione, non è più così. Non va avanti la meritocrazia. Magari!! Sai quanta bella gente a casa, e quanti invece a lavorare! Veramente tanti, te lo assicuro Michelangelo. Perché lavora con amore e rispetto chi sa “quanto sa di sale lo pane altrui”, come disse uno che ha preceduto me e te. Lavora con coscienza e dà sempre il meglio di sé chi è seriamente motivato, perché quei soldi gli servono per andare avanti, perché ha studiato, con sacrificio suo e della sua famiglia, ha rinunciato a tante cose per avere le competenze giuste, e migliorare nel suo settore.
Ma sembra che questo, da qualche tempo, non interessi più». Il maestro mi guarda con occhi sgranati e fa: «son contento di essere nato quando si stava peggio! Anche Raffaello era un ragazzo quando realizzò i suoi lavori. Morì a 37 anni. Se fosse nato adesso, del suo genio non ci sarebbe quasi traccia, perché non avrebbe trovato il dovuto spazio!». Non so cosa rispondere. Il suono dell’arrivo di un sms mi scuote, e tolgo gli occhi dall’azzurro della Sistina. C’è scritto “Napolitano: senza futuro per giovani in scacco la democrazia”. Queste parole mi creano sgomento perché è passato più di un anno dalla stesura dell’articolo. E nell’èra in cui tutto va veloce, nell’èra della comunicazione in tempo reale, questa notizia, purtroppo è ancora attuale. 2011-01-24 Note. Foto: 1, 2, Particolare del "Giudizio Universale" di Michelangelo 3. Michelangelo, Peccato originale, 1509-1510
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Febbraio 2011 11:20 |










Commenti
La, dove non c’è MERITOCRAZIA non c’è, e non ci sarà mai un futuro dignitoso.
Non capisco come mai nessuno ha voluto interpretare questo straordinario racconto!!!!!
Complimenti
Un manifesto x tutti i giovani artisti (e non solo) che dovrebbe trovare spazio non solo nelle sale del Ministero della Cultura, ma in ogni ufficio pubblico, privato, negli studi professionali e presso tutte le aziende in Italia.
Un monito alle classi dirigenti ad offrire alle nuove generazioni speranza e giuste oppotunità.
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