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Pensieri&Racconti
Scritto da Janni Cajku Luan Cejku   
Lunedì 18 Ottobre 2010 16:19

Una bella lezione di vita alle prime ore del mattino

Noo! Ancora! Una  sveglia fastidiosa non mi vuole lasciare in pace, sta diventando insopportabile, la detesto.  Prima o puoi la devo cambiare. E che cavolo! Tutte le volte deve strillare in questa abitudine cosi orribile.

Ecco perché, io ho l’abitudine di cambiarle spesso con la speranza di trovare una sveglia pacifica, quella che mi risveglia in maniera gentile senza provocare la mia sopportazione. Odio anche chi l’ha inventata, ma ammiro la sua utilità. Con gli occhi spalancati, sul comodino intravedo la mia cravatta. La cravatta è un'invenzione del popolo croato, viene rimessa in scena nel settecento. Fu James Belcher a renderla cosi popolare. Oggi è un accessorio di abbigliamento che simboleggia l'eleganza maschile. La grande stilista Chanel, ha proposto tale accessorio anche per le donne. Questo accessorio cosi stupido e inutile, scomoda, stringe al collo e fare il nodo è impossibile! In estate, inoltre, è proprio intollerabile, e invece va indossata lo stesso!

Con tutto ciò, se ci pensi alla sua storia diventa cosi affascinate. Un pezzo di stoffa che portavano i gloriosi soldati romani. Una sorta di “prova della fedeltà” donata dalle mogli ai loro mariti al momento del saluto prima della partenza degli amati per una guerra. In modo simbolico, rappresentava la fedeltà di un uomo verso una donna.

Verso la fine di luglio 2007 è stata la prima e l’ultima volta che ho amato il Ministro della salute Livia Turco che ha emanato una circolare con cui esonerava i dipendenti pubblici e privati dal mettere la cravatta per via del caldo eccessivo. Attualmente l'Italia, si pone come paese leader per la produzione dell’invenzione del popolo croato.

L’Italia, questa meravigliosa terra. L’Italia delle guerre. Il paese delle grandi invenzioni, della musica all’italiana che intiepidisce cuori sofferenti. L’Italia, il sinonimo dell’alta moda, del Made in Italy.

La patria dei infiniti personaggi famosi e conosciuti in tutto il mondo. L’Italia di: Pier Paolo Pasolini, Mario Andretti, Michelangelo Antonioni,  Roberto Benigni, Andrea Bocelli, Sandro Botticelli, Michelangelo Merisi da Caravaggio, Christopher Columbus, Federico Fellini, Galileo Galilei, Giuseppe Garibaldi, Vittorio Gassman, Sophia Loren, Niccola Machiavelli, Gugliemo Marconi,  Michelangelo, Padre Pio, Luciano Pavarotti, Giacomo Puccini, Leonardo da Vinci… ecc.

L’Italia la nazione che ospita il Papa, la patria di Berlusconi e Casini, di Bossi, Prodi e Fini. l’Italia degli profughi, zingari, emigrati e clandestini, del grande caos tra cittadini e abitanti dell'Italia. Lo stivale della Roma e Venezia… Firenze e Milano.

Milano di Marco Formentini, Gabriele Albertini, Letizia Moratti. La morati e le sue riforme. Prendendo il via il battesimo di Ecopass, il popolo della metropolitana milanese è aumentato più del 3.2%. Negli orari di punta (dalle 7 alle 9 e dalle 17 alle 19) la metropolitana si trasforma in eterna condanna  e la carrozza in una fossa infernale.

Le fermate vicine ai mercati comunali sono sempre da evitare (sempre per chi dispone della facoltà)  gente caricata di buste occupano anche i spazzi che non ci sono. Gli operai si avviano verso il lavoro e spesso hanno i vestiti sporchi di vernici come il signore dalle scarpe gigantesche e nere ricoperte di vernici di tutti i colori.

Il treno arriva e la folla comincia a scuotersi. Il ragazzo dalle scarpe gigantesche, si alza di scatto ad aiutare la signora che cercava di scendere per le scale un carrellino rosso, pieno di buste della spesa. Mentre si muoveva la maglietta che una volta era di colore bianco sembrava la mappa geografica del mondo in movimento.

La signora ringrazia con un sorriso che in realtà sembrava più una smorfia mentre controllava la sua borsetta e si accostava vicino al ragazzo con le scarpe gigantesche.

Ho l’abitudine di portare gli occhiali da sole anche quando fuori fa freddo e il sole sembra un ricordo lontano. Mi rilassano ma è anche un modo per osservare tutto ciò che mi circonda senza essere invasivo con il mio sguardo.

Tentavo di trovare un modo per evitare un signore con la cravatta verde che si appoggiava sulla mia schiena mentre cercava di trovare lo spazio che mancava nella nostra carrozza, la quale assomigliava ad una scatola di sardine. 

Un odore  poco piacevole cominciava a diventare sempre più insopportabile. La gente copriva il naso, bisbigliavano tra di loro con la faccia schifata. Il ragazzo delle scarpe gigantesche sembrava un oggetto da colpire, sembrava essere un loro bersaglio, ma rimaneva seduto. L’odore non sembra di infastidirlo, continuava a leggere il suo giornale, e spesso sorrideva alla donna seduta vicino a lui.

U Signur! Che odore! “Dice con enfasi, la donna con il carrellino rosso”.

Non è possibile!

Questa metropolitana fa schifo con tutta questa gente che non si lava più “continua lei”. La sua voce sembrava un richiamo per tutti, come se avesse detto, ecco! È questo qua che lascia tale odore, non si vergogna ne anche e fa finta di leggere il giornale, sicuramente non sa nemmeno leggere i giornali italiani.

Povera Italia, rinforza il signore con la cravatta verde, che aveva trovato un posto, quanto pare comodo, vicino ad una giovane ragazza con i capelli ricci e di carnagione olivastra.

U Signur!

Esclama di nuovo la signora (mentre frugava nel suo carrello rosso), mi ha rotto il barattolo della mia roba quel disgraziato e se ne andato “riferendosi al ragazzo dalle scarpe gigantesche che era sceso la fermata prima”

Ay Dios mio! Poveri noi! Tu me tienes loca. Dejame ya.! Dice la ragazza con i capelli ricci avviandosi verso l’uscita “mentre cercava di prosciogliere quel legame ambiguo creato con lo sconosciuto, probabilmente composto dalla mancanza di spazio”  tentando di trovare anche l’unico modo per  liberarsi da quel odore del pesce marino non più fresco, quell’odore causato da un composto chimico chiamato “Trimetilammina” che si accumula nei tessuti.

Sbalordito, comincio a sistemare la mia giacca stropicciata e la cravatta ormai spiegazzata. In mente mi vengono le parole di un mio carissimo amico, un ceramista africano “la coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa coppa che è stata scottata nel forno del vasaio”

Scendendo dalla metropolitana una grande tristezza si posò su di me ed in cuor mio ragionai: tropi sono i frammenti dello spirito seminati in questo meraviglioso paese, troppi sono i ricordi e ho una grande nostalgia delle vie quasi deserte della mia città nativa. Ma non posso allontanarmi da loro senza dolenza e un grande peso nel cuore.

Milano, la mia bella Milano sembra un libro aperto. In ogni angolo c’è ne una storia che vale la pena di averla vissuta anche quando in realtà avresti preferito a non esserci stato presente. Ma in fondo, ogni pagina di un libro lascia più cose, ogni storia insegna… ogni personaggio ti da una lezione di vita, come il ragazzo dalle scarpe gigantesche, che cinque minuti fa si rese irreperibile dietro ad una colona dove c’era scritto: “quanto più il dolore incide in profondità nel vostro essere, tanta più gioia potrete contenere”

2010-09-21

Io sono “FIGLIO DEL SOLE” e non possiedo “PADRONI”. 
Non gradisco  restrizioni.. 
Le mie strade sono i raggi della luce. 
Il mio leader è il “VENTO DEL MIO CUORE”. 
La mia terra d'origine è la mia indole. 
La mia “PIU’ SUBLIME MELODIA” è la pace tra le etnie 
Il mio vivaio è la sfera celeste.  
La mia casa è il MONDO INTERO.

Di: Janni Cajku Luan Cejku


 
Ultimo aggiornamento Sabato 23 Ottobre 2010 11:33
 

Commenti  

 
+4 #1 Elvira 2010-10-18 19:50
Janni ci lasci senza parole...Mi ha toccato profondamente la descrizione dell'uomo con le scarpe giganti e invece la sig.ra sembra che l'ho vista anch'io.
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+4 #2 rabie 2010-10-19 11:25
U signor..! Molto fresco , ti sento mentre lo scrivi questo pezzo! Mi è piaciuto molto perchè è molto personale per raccontare di perfetti sconosciuti. Mitooo..
Un bacio
Me hodhe edhe mua ne ato rruget e shkreta per pak minuta, grazie
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+5 #3 Stefy 2010-10-19 16:51
Complimenti Janni un bellissimo racconto,mi sono immedesimata in quella Signora che diveva Oh signur signur,una bella frase tipica milanese come ME.Come al solito,mi sorprendi sempre.....ciao Stefy
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