| GLI ALBANESI DI “VIA CRUCIS” SENZA LA CARRA’ E MODUGNO |
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| Attualità | |||||
| Scritto da Janni Cajku Luan Cejku | |||||
| Lunedì 05 Luglio 2010 04:38 | |||||
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L'agonia degli albanesi in cerca di una vita migliore
Ogni periodo dell’anno, quando la neve tinteggia le montagne, quando la foresta incomincia a prendere colori diversi e le foglie cominciano a capitombolare dagli alberi. Numerosi cuori scrollano quando realizzano che è già novembre o agosto, già qualche tempo fa, proprio ad agosto il paese aveva sopraggiunto uno stato perplesso, molto incerto. Quando il caldo comincia a sentirsi un po’ di più, la moltitudine di persone comincia ad agitarsi nella mente richiama un pensiero dolente, il ricordo di un periodo poco felice per tutto il popolo albanese.Ciò nonostante qualcuno aveva le idee chiare, voleva cambiare vita ad ogni costo. Sapendo che in Albania in quel momento non sarebbe stato possibile voleva partire ed era disposto a tutto, addirittura mettere a rischio la propria vita. Alcuni presero la via del cammino verso i paesi che sono messi in comunicazione con Albania via terra, in modo particolare si spostarono a piedi verso la Grecia. Oltrepassando le montagne percorrendo vie sconosciute, vagandosi in zone pericolose e non presero atto della pericolosità degli soldati dell’armata greca che vagabondava nei boschi vicini al confine.
Avevano ordini prescritti di intercettare, arrestare e sbattere in galera chiunque tentasse di trovare un modo per raggiungere la Grecia. I figli dell’Aquila indeboliti dal viaggio, terrorizzati, calpestati, umiliati dall’armata greca non si fermarono. Ripresero il cammino di nuovo cercando un posto più vantaggioso con la speranza di cominciare nuovamente una vita migliore.
Quando la foresta comincia a prendere colori diversi e le foglie cominciano a capitombolare dagli alberi coprendo le tracce, come se volessero nascondere la triste storia degli figli dell’Aquila mentre cercavano un posto vantaggioso con la speranza di cominciare nuovamente una vita migliore, Il mare diventa ondoso, cambia colore prende su di sé sfumature prive di luce, diventa freddo, le onde perdono la loro musicalità, le frangenti fanno paura
Occhi salmastri in cerca di chiarore, scenari agghiaccianti, di una realtà quasi simulatrice, un’oggettività spaventosa la fuga dall’Albania. Volti segnati dal dolore, gente disperata che abbandonavano le loro case con l’intento di ragiundere l’Italia. Raccapriccianti i momenti mentre cercavano di raggiungere la nave "Vlora" la nave delle loro fantasie proprio il 06 agosto del 1991.
La nave "Vlora", partita dal porto albanese di Durazzo con più di 10 mila persone a bordo. Un enorme "carico" umano ammucchiato in pochissimi metri quadri, per alcuni si trasformò in una voliera assassina e per i più fortunati in un oggetto che accompagnerebbe essi nella direzione verso la costa pugliese a Bari precisamente in “Via Crucis” di un paese a loro molto caro ma del tutto sconosciuto.
In “Via Crucis” l’8 agosto del 1991 quando gli albanesi sbarcarono dalla nave “Vlora” non c’era né Raffaella Carrà né Raffaella Maria Roberta Pelloni e nemmeno Domenico Modugno per cantare “VOLARE” la loro canzone preferita. In “Via Crucis” l’8 agosto del 1991 c’erano le squadre della pubblica sicurezza, pronti soccorsi improvvisati, diversi medici e numerosissimi volontari che raggiungevano con infinite quantità di aiuti da tutta Italia.
I mas media avevano scritto di loro e raccontato le loro storie. La televisione trasmetteva in continuazione le immagini compassionevoli e gli italiani si affezionarono a quella gente che aveva bisogno d’aiuto. Erano andati subito a comprare cose necessarie, ognuno di loro cercai di aiutargli a modo proprio. Qualcuno rimane tutt’ora attento è sospettoso cerca di evitare la relazione con loro.
Oggi, la maggior parte di coloro che l’8 agosto del 1991 erano sopraggiunti a Brindisi con la nave “Vlora” parlano italiano, lavorano in Italia, sono diventati consorti d’italiani, padri o madri di figli italiani, confidenti e vivono in modo armonioso insieme agli italiani. Quasi tutti pensano al loro viaggio verso l’Italia si ricordano della “Via Crucis” ma non ci sono mai più tornati. 2010-07-05
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Ottobre 2010 10:58 |







Commenti
Bravo Janni. l'hai descritto proprio bene. Ho le lacrime... lasciamo stare cosa ci hanno combinati i maledetti greci....
Ps: scrivici qualcosa in albanese.
Ne abbiamo bisogno.
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