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La giornata della memoria Stampa E-mail
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Attualità
Scritto da Alessandra Gaetani   
Giovedì 27 Gennaio 2011 12:23

La memoria del passato, prossimo e remoto, per andare verso il futuro 

È il 27 gennaio, giornata della memoria. A Roma i bus circolano con le bandierine d’Italia e di Roma listate a lutto. Appena posso mi collego a internet per saperne di più. Scopro che è stata scelta questa data perché il 27 gennaio del 1945 le truppe russe arrivarono nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, e lo liberarono. I pochi sopravvissuti furono i testimoni al mondo di quell’orrore.

Scopro anche che è stata una recente legge a decretare questa giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.

Di questo massacro c’è giusta memoria e ricordo. Ma purtroppo non è il solo. All’inizio della pagina web vedo il rimando ad altre due voci: giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo, e giornata del ricordo. Vado a vedere e scopro che la prima cade il 9 maggio, giorno in cui fu ucciso Aldo Moro, ed è dedicata a tutte le vittime del terrorismo interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice; la seconda è il 10 febbraio, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo Giuliano-Dalmata.

Purtroppo i programmi scolastici arrivano con il fiatone al 1900, e spesso questi episodi vengono toccati a malapena a scuola. Questa lezione però sembra che al mondo non sia bastata se ci sono stati anche i Khmer Rossi in Cambogia, e prima i due genocidi armeni, negli anni dal 1894 al 1896 e poi nel 1915 e 1916. Poi è arrivato quello in Ruanda nel 1994 tra la popolazione Tutsi, in minoranza rispetto agli Hutu. E tanti altri ancora.

Questo si rivela un fenomeno globalizzato, prima dell’era globalizzazione. Un fenomeno senza tempo e senza luogo. Perché di sicuro ce ne sono stati di non documentati, perché all’epoca non c’erano i media; e anche altri recenti, perché avvenuti in luoghi che non fanno notizia, e i media non ne parlano.

Le pagine web visitate hanno un indice. Quello sul genocidio armeno recita così: 1) Primo massacro armeno, 2) secondo massacro armeno, 3) riconoscimento di genocidio, 4) posizione della comunità internazionale, 5) numero dei morti. Le altre hanno indici simili.

Come cittadina mi rendo conto che questi indici contengono parole assurde. Scopro anche che ognuna di queste date è stata fissata con una recente legge dello Stato. La cosa mi meraviglia: è cambiato millennio dopo questi orrendi episodi, e uno Stato sente di dover emanare una legge per ricordare che questi sono orrori? 

Come studentessa ricordo che una norma penale tanto più è efficace, quanto meno viene applicata. Questo perché il comportamento che vieta è così radicato, come comune sentire nelle persone che compongono quella comunità, che la norma di fatto esiste, per non lasciare quello che si chiama buco normativo nell’ordinamento, ma di fatto non viene mai applicata, una norma inutile insomma. 

Troppe guerre civili in giro per il mondo. Penso anche che ci sono troppe giornate della memoria e del ricordo, che c’è troppa intolleranza.

Come giornalista ricordo che intervistando un noto scrittore italiano mi rispose che lui non tollerava di essere tollerato.

La tolleranza prevede che si debba fare uno sforzo, quasi che ci si imponga di accettare l’altro per come è in base al suo credo, al colore della pelle, al pensiero. E concluse dicendo che la tolleranza non deve esistere, deve sparire dal mondo, perché questo vuol dire che ognuno accetta l’atro per quello che è, non c’è bisogno di tollerarlo, di fare sforzo alcuno.

L’altro esiste, e tanto basta per condividere il mondo con lui. Di genocidi e pulizie etniche ce ne sono state altre, nel recente passato e in quello molto remoto. 

Vorrei che oggi, giornata della memoria, ognuno ricordasse a sé stesso che non vuole più leggi che gli ricordino di quali efferatezze è stato capace l’uomo. Vorrei che ognuno, in queste date, rendesse omaggio e pregasse quei morti, chiedesse perdono, come appartenente al genere umano, per chi ha compiuto quelle stragi. Vorrei che, in futuro, questo sia solo passato. E che diventi ogni anno sempre più remoto. 

2011-01-27

Janni Cajku Luan Cejku

Non so se la bellezza salverà il mondo, ma di sicuro lo aiuta da sempre a sopravvivere, e a sorridere, da che mondo é mondo.

E la bellezza è un sostantivo femminile e singolare. Un motivo ci sarà!

Adamo rivolge un’esclamazione piuttosto esplicita a Dio quando vede Eva per la prima volta, come a dirgli:

«Questa ti è venuta proprio bene».


A cura di: Alessandra Gaetani

Alessandra Gaetani

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Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Gennaio 2011 12:51
 

Commenti  

 
+2 #1 Janni Luan Cajku 2011-01-27 13:15
Le parole di Alessandra sono portatrici di vari, e validi ragionamenti. Le considerazioni da fare sono infinite.
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+4 #2 elda lenzi 2011-01-27 13:29
Hai saputo cogliere alla perfezione il senso sia dell'inutilità di certe "chiacchiere" se non sono seguite dalla "testimonianza" del nostro fare quotidiano sia della semplicità del tutto nelle ultime due righe. E come sempre, per gli uomini, ciò che è estremamente semplice sembra essere altrettanto difficile. Eppure, lì, c'è il Tutto. Grazie.
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