| Sakineh, la sua vita dipinta di giallo è appesa ad un filo |
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| Attualità | |||||
| Scritto da Janni Luan Cajku | |||||
| Venerdì 10 Dicembre 2010 15:27 | |||||
"LAPIDAZIONE" una forma di punizione medievale che non esiste sul Corano SAKINEH. Una questione internazionale. Si gioca ancora sulla sorte della vita di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna condannata a morte in Iran per adulterio e poi per complicità nell'omicidio del marito. Da quando è resa pubblica la sua condanna è scattata la mobilitazione internazionale contro la conferma ufficiale di Teheran. Questa vicenda ha visto in prima fila anche l’Italia.
Il Presidente Napoletano, aveva espresso al Quirinale. "La sollecitazione forte del nostro Paese continua a essere intensa in modo che non si compia un atto così altamente lesivo dei principi di libertà e di difesa della vita". Altissima anche l’attenzione del Vaticano che dichiara di seguire "con attenzione" la vicenda della donna. La Santa Sede dichiara di essere contro la lapidazione, interverrà in modo non pubblica, ma attraverso i propri canali diplomatici per diroccare questa forma particolarmente brutale. I personaggi del mondo politico e religioso si sono presentati all’appello per salvare Sakineh. Contro l'esecuzione si è schierato anche il presidente dell'Istituto islamico milanese di Viale Jenner, Abdel Hamid Shaari. Il quale sostiene che: per un peccato come l'adulterio dovrebbero esserci altre punizioni, come la detenzione, ma per nulla al mondo una condanna a morte per lapidazione". Personaggi celebri del mondo della spettacolo e personaggi noti come i Nobel si sono schierati in difesa della donna. Da giorni si è animata una forte mobilitazione anche da parte di infinite associazioni che cercano in tutti i modi di tenere alta l’attenzione internazionale per non abbandonare Sakineh nelle braccia della morte con la lapidazione, che poi in realtà è una forma di punizione medievale che non esiste sul Corano. Un notevole ruolo hanno avuto e continuano ad avere anche i media. Industria culturale italiana da mesi ha avuto come protagonista e continua ad avere il caso Sakineh, diventato ormai il simbolo della lotta di tutte le donne contro l'oppressione dei regimi e classificando la lapidazione come una vergogna per la cosiddetta umanità civilizzata. Ma il quadro perfetto della notizia era dipinto di giallo, come le foglie dell’albero presso il quale la presunta Sakineh posava. “Dico la presunta, poiché la donna non ha un’assomiglianza notevole con l’immagine della donna che ha fatto il giro del mondo in questi ultimi mesi”. L’immagine (sembra fatto di proposito) è pieno di significati, porta un comunicato. Lei appare vestita di nero come il su stato d’anima. Invano, cerca di vedere un qualcosa che le dia la speranza oltre a quel moro cementato. Di fronte ha un albero che cresce ma sta perdendo le foglie. Il fogliame giallo è giallo come il destino della donna. Giallo come le versioni ufficiali dell’Iran che in modo prepotente si diverte con l’attenzione internazionale sulla vicenda Sakineh dando delle false speranze e gioca immoralmente con la vita della donna. «È una bella giornata per i diritti umani», ha commentato il ministro degli Esteri, Franco Frattini. «L'Iran ha mostrato quel gesto di comprensione e clemenza che auspicavamo e lo ha fatto nell'esercizio delle proprie prerogative di Stato sovrano». Questa era la risposta della notizia ingannevole di ieri. Non è stato necessaria la risposta della Farnesina che stava cercando le conferme ufficiali. Poiché oggi, la televisione iraniana in inglese PressTv ha smentito il rilascio di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, sottolineando che la donna è stata portata nella sua abitazione solo per realizzare un programma che sarà trasmesso in serata. Per il momento l’attenzione internazionale rimane altissima e sta seguendo gli sviluppi della vicenda. Resta ancora d capire anche la sorte del figlio di Ashtiani che era stato arrestato dalla polizia iraniana insieme all'avvocato di sua madre e a due giornalisti tedeschi che volevano intervistalo, lo scorso 11 ottobre. 2010-12-10
Janni Cajku Luan Cejku -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
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| Ultimo aggiornamento Sabato 11 Dicembre 2010 14:28 |









Commenti
Ahimè, questo è un tema molto delicato perché anche molto poco conosciuto veramente. Io volevo però sottolineare una frase che tu Janni riporti in questo articolo:"...è una forma di punizione medievale che non esiste sul Corano".
Io credo che sulla religione islamica si sia buttato fango troppo spesso. Sicuramente diverse regole sarebbero da "aggiornare" ma in essa non vi è traccia della violenza. La violenza di ogni natura la praticano gli uomini usando il potere di farsi affiancare dal Sacro Corano.
Ma vorrei invitare tutti a riflettere sul perché l'Islam fa paura? Perché non lo conosciamo o perché crediamo di conoscerlo da ciò che altri hanno interesse di sottolineare?
Cos'è che non vi piace? La penna di morte? O la lapidazione? Non ho capito bene neanche il pensiero di Jani.
Non sarà che dare contro all'Iran piace a tutti.
Qual'è la differenza tra la penna di morte e la lapidazione? :)
La storia di Sakineh è decisamente complicata ma Janni qui ha riportato una cronaca che risale a più di un mese fa, quello del rilascio mai accaduto.
Bene, a mio avviso il destino di Sakineh è stato trasformato in un arma nelle mani di chi lo detiene per prendere in giro chi sostiene la sua vita in giro per il mondo. Tutto qui!
Poi, di Iran, almeno per quanto mi riguarda, non ho espresso pareri, non ne ho i titoli e neanche l'articolo lo richiedeva.
Se vogliamo parlare del scempio che si fa in nome del Corano, allora sono qui. :)
Ma no quello che mi lascia perplesso è che in Cina vengono uccisi ogni anno migliaia di persone, in America decine.
Perché se la prendono con l'Iran, dicendo poi sopratutto che Sakineh "ha tradito
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