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Quattro bambini albanesi perdono la vita asfissiati Stampa E-mail
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Attualità
Scritto da Janni Luan Cajku   
Giovedì 11 Novembre 2010 22:30

La madre lotta tra il crudele destino e la meschinità umana

Attraverso il “Parco Ducale” Familiarmente chiamato dai parmigiani "il giardino", esso è situato in pieno centro storico, sulla sponda occidentale del torrente e con i suoi 208.700 m² rappresenta da secoli il polmone verde della città. Il parco è aperto al pubblico per cui spesso faccio un giro con gioia.  Oggi mi sembrava particolarmente malinconico.

Gli alberi avevano un’aria infelice forse, perché stanno lasciando cadere il fogliame di colori dissomiglianti tra di loro. 

Attraverso la strada.

Sono arrivato.

Suono.

Apro la porta ed entro.

Una giovane donna era seduta di fronte ad un computer. Ma, esita ad alzare la testa. Con le mani cerca di asciugare il suo bel viso. Era troppo evidente che stava piangendo. Rimango sorpreso, in mente mi torna una nota letta da qualche parte. « Il linguaggio non è un attributo esclusivo dell’uomo, bensì un carattere che egli può condividere fino a un certo grado con le macchine da lui costruite (…) Generalmente noi crediamo che la comunicazione e il linguaggio siano diretti da persona a persona.

È possibile tuttavia che una persona parli a una macchina, una macchina a una persona e una macchina a una macchina (…). C’è un linguaggio emesso dall’uomo e diretto alle macchine e c’è un linguaggio emesso dalle macchine e diretto all’uomo  » eh già! A questo punto la nostra comunicazione con le persone, avviene sempre di più tramite le macchine. Stano diventando inseparabili dall’uomo.  Ho pensato di tornare indietro, uscire da quel negozio per poi sicuramente ritornare. Forse non era un buon momento. 

La donna mi saluta cortesemente e cerca di riportare in salvo un sorriso. Come un modo per scusarsi per il suo stato d’animo di quel momento.

D’istinto mi viene da chiederle. “Signora sta bene? Che cosa le è successo? Posso aiutarla in qualche modo?

Lei cerca di trovare le parole giuste per rendere comprensibile l’accaduto. Tramite internet era arrivata una terribile notizia dall’Albania.  Una vera tragedia dove quattro bambini hanno perso la vita in casa propria.  Loro, in quanto figli di genitori separati vivevano con la madre in una zona sperduta di “Sukth- Durazzo” ma sovrappopolata. Tanto che l’hanno nominata “ United States of Albania” questo perché in quella zona abitano le famiglie più povere provenienti da tutte le parti dell’Albania. Le case sono messe a casaccio. I servizi non sono sufficienti. Nel maggior numero dei casi, in certe case (sempre se si possono considerare tali, poiché un numero considerevole di esse sono delle catapecchie)  manca addirittura l’elettricità oppure il servizio viene sospeso per non aver pagato le bollette.  

Di tali condizioni si trovava anche la casa nella quale abitava la madre Suzana  divorziata. La quale dopo un divorzio aveva preso i suoi quattro figli e viveva in una camera sola assieme a loro.

Per mantenere i suo figli la donna lavorava di notte in qualche ristorante della zona, lasciando loro da soli, ormai abituati ad occuparsi l’uno dell’altro, come spesso capita nelle famiglie senza parenti e  senza la possibilità di pagare qualcuno. 

In quella notte fredda e buia, fuori dalla loro piccola casetta pioveva e il freddo si faceva sentire. L’elettricità mancava e al buio i piccoli non amano rimanere. È stata quella maledetta candela che ha dato fuoco al televisore e al tavolo dove l’avevano appoggiato. 

Al ritorno dal lavoro verso le 02:30 la madre ha trovato i suoi piccoli: Robert Xheka di 13 anni, Vilson Xheka, 11 anni, Kasandra Xheka, 9 anni e  Nertila Xheka di 6 anni, tutti privi di vita, asfissiati dal fumo.

Questa notizia, anche grazie a internet si è diffusa  immediatamente e ha sconvolto l’opinione pubblica. È arrivata anche sotto forma di un link su “Facebook” come l’ha trovata la donna che sta davanti a me. L’accaduto è  dolente, non può non far soffrire la morte di questi piccoli e poveri bambini. Altrettanto dolente e disgraziato è il destino della madre rimasta in vita. 

Non dimeno, come sottolinea la donna davanti a me ( albanese, madre di due figli), sono i commenti al riguardo, avviati da vari lettori (uomini e donne) di questi link su “Facebook”. È sconvolgente e spaventoso leggere commenti che danno la colpa alla madre per averli lasciati da soli, nominandola una “P….” dato che lavorava di note per mantenere i sui bambini abbandonati dal padre. È una donna senza valori perché era divorziata. Ed è  per questo che, in tanti ritengono giusto che lei non dovrebbe essere presente ai funerali dei suoi piccoli.  

Ora, solo ora realizzo la sofferenza della donna davanti a me, ora più che mai mi sento piccolo, piccolo davanti a questa donna in lacrime. Per non possedere l’impossibile, in altre parole, quel mezzo che mi permetterebbe di contattare ogni singola persona, ovunque esse siano. Guardarle in faccia e capire come fanno ad essere cosi insensibili. Dove? In quale luogo oscuro è finita la solidarietà che caratterizza gli albanesi? In modo particolare dove è finita l’emotività delle nostre donne?  La voglia di uscire fuori dal circolo pericoloso di “Kanun”? secondo il quale, le famiglie dei entrambi genitori agiscono ancora secondo le leggi del maledetto Kanun.

Quanto pare, la madre dei piccoli, Suzana non dovrebbe essere presente ne anche ai funerali di domani per dare a loro l’ultimo saluto. Ovviamente non per la sua volontà.

Una fonte non ufficiale ma sicura, annuncia che Suzana domani sarà accompagnata dalle forze dell’ordine per assicurare la sua presenza  ai funerali dei suoi quattro figli. Mi unisco all’appello della donna albanese che vive a Parma. La quale, invita tutte le donne di farsi sentire. Di dare il loro appoggio, il loro contributo anche in modo virtuale a Suzana  per farsi che, lei potrà andare ai funerali dei suoi bambini. 

Donne!

Un'essere umano che vi assomiglia è una donna è una mamma che ha bisogno di voi. Non lasciamola sola.

Uomini!

C’è una mamma che assomiglia alla vostra, ma è sfortunata, ha bisogno del vostro aiuto, della vostra partecipazione per sconfiggere con il suo dolore le leggi ridicole del Kanun.

Aiutiamola!  

Non abbandoniamo la mamma Suzana nel suo crudele destino. Dimostriamo il contrario a chi ha puntato il dito contro di noi e ci ha considerati come incivili.

Diamo la conferma che siamo noi la nuova generazione di quelle donne che in segno di solidarietà (anche per uno del quartiere che veniva a mancare) per 40 giorni si vestivano di nero. 

Dimostriamo a tutto il mondo che l’amore tra gli albanesi è il nostro punto forte. E non c’è né legge, né Kanun che ferma la nostra voglia di libertà e la partecipazione è la parola d’ordine verso ad un futuro migliore. 

2010-11-11

 

Io sono “FIGLIO DEL SOLE” e non possiedo “PADRONI”.
Non gradisco  restrizioni..
Le mie strade sono i raggi della luce.
Il mio leader è il “VENTO DEL MIO CUORE”.
La mia terra d'origine è la mia indole.
La mia “PIU’ SUBLIME MELODIA” è la pace tra le etnie
Il mio vivaio è la sfera celeste. 
La mia casa è il MONDO INTERO.

Di:Janni Cajku Luan Cejku

Janni Cajku Luan Cejku

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Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Dicembre 2010 01:25
 

Commenti  

 
+4 #1 Rovena Lashi Ndreu 2010-11-12 00:08
?:-( Questa e' una storia molto triste,gli sono vicino a questa mamma molto sfortunata.
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+2 #2 elisabeta 2010-11-12 13:25
Quanto vorrei stringerLa tra le mia braccia...
Accarezzerò mio figlio e penserò a questi piccoli angeli...:-(
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0 #3 Naim Cejku 2010-12-31 15:05
Mesazhi i shkrimit tuaj eshte i qarte.I dua forte femijet e mi.Juve zoteri Jani suksese ne shkrimet e tua te metejshme.Naim Cejku
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