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I “Fatti Rifatti” Stampa E-mail
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Arte & Cultura
Scritto da Janni Cajku Luan Cejku   
Venerdì 02 Luglio 2010 12:56

La  tendenza del momento non è Il vittimismo.

 

Di recente in Albania è stato pubblicato un libro intitolato “MIDIS DY BRIGJEVE” (in italiano: Tra le due rive) scritto da Irma Kurti.

Lei  continua a promuovere il suo libro anche tra le numerose comunità albanesi in Italia (per il momento questo libro esiste solo in lingua albanese). Irma Kurti, una giovane scrittrice albanese, diventata popolare per le sue bellissime poesie.

 Disapprovo ciò che dici,

 ma difenderò alla morte

il tuo diritto di dirlo. (Voltaire)

Dopo la perdita della sua amatissima madre lei decide di raccontare la sua sofferenza dandogli voce e traducendola in parole che in fondo sperava di scartavetrare il suo grande dolore tramite questo libro. I racconti di solito riportano dei fatti avvenuti realmente. Come la scomparsa della Madre. Il tempo trascorso nella sua città natale o i maldicenti del nuovo capoluogo….  Altrimenti diventano storie di autentica fantasia e non saranno mai state presenti o mai state pubblicate in un libro che fa sperare la sua natura effettiva. 

Subito. Dalle prime pagine Kurti riesce a descrivere i suoi sentimenti in modo cosi reale che spesso sembra di toccare la sua realtà vissuta, i lettori soffrono  insieme all’autrice del libro, si viaggia con lei, si è sempre tra Italia e Albania.

È del tutto inaccettabile, indigeribile, sgradevole  e provoca una scontentezza inenarrabile il fatto di leggere dei fatti rifatti. Poi se questi fatti sono sull’Albania e vengono rifatti di proposito da una scrittrice albanese che dichiara di aver vissuto questi fatti in prima persona nell’ex Albania marxista la tensione diventa piuttosto indisponente. Non si concepisce il perché di questi fatti rifatti.

 
Se i fatti vengono rifatti anche da una giovane donna che ha scelto di raccontare fatti per comunicare e urlare il suo dolore contro le multiforme di ingiustizie subite precedentemente in prima persona. A questo punto, i giovani che hanno abbandonato le favole e trovarsi davanti a fatti rifatti ma non dichiarati potranno rinunciare del tutto alla lettura e considerare un componimento narrativo una forma di smarrimento di tempo e credere ancora a Babbo Natale.

 

“MIDIS DY BRIGJESH” Mentre vi spostate le pagine, continua insomma a regalarvi pillole di un percorso culturale accessibile ed appassionante, specialmente per chi dell’Albania ha sperimentato poco e  del sistema marxista ha solo sentito dire. Nasce la voglia di conoscere ed esplorare questo paese e di dare un piccolo contributo alla crescita della vostra sensibilità e del vostro senso di appartenenza. Arrivati alla pagina cento paragrafo due, vi interromperete per un attimo considerando di leggere dell’incredibile.

 

Kurti, fa riferimento all’età quando lei si immatricolò al liceo di “Lingue straniere”. Racconta lo sforzo e i sacrifici fatti per entrare a studiare in quella scuola, per il semplice fatto che lei era “ Figlia del Dottore” Un medico con una posizione di grande interesse e numerose volte indispensabile, fondamentale per la vita degli altri. Lei sarebbe stata messa in difficoltà perché il governo comunista (secondo la versione di Kurti) dava importanza in misura notevole e vantaggiava i figli degli operai.

 

Chi ha solo sentito dire o raccontare qualcosa del regime comunista per non interpellare a testimoniare chi ha vissuto una realtà del genere ha avuto modo di sperimentare che è assolutamente il contrario di tutto  ciò che racconta  Kurti. Da che mondo e mondo si è confermato una realtà del genere!!!!!!

 

Mentre lei andava a spasso tra le biblioteche della città e fruiva raccolte di libri e corsi di formazione, i figli degli operai erano a zappare la terra nei campi sotto il sole, nel gelido delle montagne o svolgere altri lavori in altri luoghi, insieme ai genitori. Altro che vantaggiati nelle scuole che si frequentavano da i cosiddetti “FIGLI DI QUALCUNO” o figli di papà.

 

Inviterei la giovane scrittrice Kurti a documentarsi meglio su questi fatti o evitare di menzionare fatti rifatti. Il vittimismo, l’autocommiserazione  non è tendenza del momento.

Il fatto da rifare è stato scelto per caso senza prudenza? Forse involontariamente ha sfiorato nel profondo e ravvivato l’indignazione di chi ha visto il nome scorrere giù dalla lista e vedere il punteggio di chi “FIGLIO DEL DOTTORE” scavalcare la lista all’ultimo momento, per il semplice motivo perché era tutto prestabilito da chi all’epoca raccontava i fatti rifatti a volte debitore o vincolato.

 

Oggi, nel duemiladieci a Tirana c’è chi attualmente sceglie di raccontare fatti rifatti per altri motivi palesati. Considerare che , fanno l’impossibile a spingere tutti verso la lettura dei loro manuali ed esigono di essere retribuiti per aver raccontato dei fatti rifatti.

Ognuno è libero di dire la sua, ma i fatti quando sono fatti non devono essere rifatti. Specialmente da chi ha scelto di esercitare  un mestiere come quello dell’intellettuale di un paese, che rappresenterebbe la figura centrale per quanto riguarda la comunicazione diretta e racconta i fatti accaduti con la realtà precedente o contemporanea. Dovrebbe raccontare i fatti anche se spesso amari in maniera penetrante, ma allo stesso tempo dolce e delicata senza smuovere la superficie indurita delle  ferite causate o fermarsi a fare lo “Scrittore della domenica”

Milano.06:58.  2010-06-26

Io sono “FIGLIO DEL SOLE” e non possiedo “PADRONI”.
Non gradisco  restrizioni..
Le mie strade sono i raggi della luce.
Il mio leader è il “VENTO DEL MIO CUORE”.
La mia terra d'origine è la mia indole.
La mia “PIU’ SUBLIME MELODIA” è la pace tra le etnie
Il mio vivaio è la sfera celeste. 
La mia casa è il MONDO INTERO.

Di: Janni Cajku Luan cejku

Janni Cajku Luan Cejku

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Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Dicembre 2010 01:23
 

Commenti  

 
+5 #1 Migena 2010-07-22 01:03
premetto che è difficile dare un opinione senza aver letto il libro, infatti tutto dipende da come è scritto il libro. Un esempio analogo potrebbe essere Ornela Vorpsi, la quale viene criticata perchè secondo molti non riporta la realtà storica. Tuttavia nel momento in cui si esercita la professione di scrittore, io credo che ognuno è libero di scrivere come lui, in prima persona, ha vissuto la storia. Non sempre questa coincide con la verità storica, è vero e quindi nasce un coflitto ideologico tra verità storica e verità soggettiva (ed anche emotiva possiamo dire), ed io credo che sia giusto che uno scrittore, che non si propone come storico, esprima la propria visione! :)
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+5 #2 Janni.C.L.C 2010-07-22 01:04
Migena. Si. Hai ragione è molto difficile dare un giudizio senza aver letto il libro. Io il libro l’ho letto fino alla pagina 100 quasi volentieri. A mio parere non sbagli quando dici che ognuno può portare la realtà come l’ha vissuta fino a quando non parla di una cosa importante, un fatto che riguardava la società albanese sotto il regime. Lei dice ( che è riuscita a studiare nella scuola che voleva con tante difficoltà solo perché era la “figlia del dottore”. Mi può anche star bene……. mi farebbe pensare che Il padre non era visto bene dal sistema. Ma non posso tollerare quando come causa mi mette il sistema politico (che secondo lei) dava molto importanza alla formazione e allo studio degli figli di operai. Di conseguenza lei sarebbe stata messa in difficoltà. Ma daiiiiiii!!!!!!
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+6 #3 Miklovan 2010-07-22 01:05
per me ,Cajku ha ragione
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-7 #4 Kurti 2010-07-22 01:06
Migena, grazie della sua opinione! Io sono l’autrice del libro “Tra le due rive”. Lo sto traducendo anche nella lingua italiana, ma non cambierò neanche una virgola al libro, perché tutto ciò che è scritto lì è vero! Non è un libro storico, è la mia vita, la mia storia e in quello che scrivo sono più che vera. Non ho bisogno di fare la vittima, io voglio che il libro piaccia alle persone che lo leggono. E fin’ora l’hanno apprezzato e per questo sono contenta. Io ho vissuto quel sistema, è stato proprio cosi, c’era la tendenza, la demagogia del sistema che diceva che dovevano dare priorità ai figli degli operai. Ed e’ stata davvero una “battaglia” aver avuto il diritto di continuare la scuola media superiore in lingue straniere. Scriverò un messaggio nella mia lingua al signor Caiku per chiarirmi, anche se questo non ha nessun importanza.
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+7 #5 Darina 2010-07-22 01:08
Ciao Irma. Francamente non capisco la tua rabbia.
Nel momento in cui si pubblica qualcosa, che tu sia scritrice o giornalista ne assumi le responsabilità e dovresti essere pronta ai giudizi.
Se la tua Albania non è l'Albania della massa, perchè difatti non la è, non capisco perché un giornalista non possa dire la sua.
Scrivendo un libro, modesto o capolavoro che sia, tutti i scrittori vorrebbero raggiungere e catturare il numero più grande di lettori possibile, ed un giornalista o un critico ha come dovere studiare gli effetti.

Il tuo libro è un bel libro, facilmente sfogliabile e che ti tiene attacato a se, lo dice Janni e lo dico anch'io che l'ho letto.

Quindi, tu come scritrice non sei messa in discussione, tu come comunicatrice si. Ma questo ripeto, è giusto che avenga, sennò dovremo vivere tutti con i complimenti che ci fanno,(spesso anche gratuitamente) i nostri cari.
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-6 #6 Kurti 2010-07-22 01:09
Ciao Dorina, non sono arrabbiata.Il giornalista Janni, mi aveva invitato nel suo articolo a esprimere la mia idea su quello che avevo scritto e così ho fatto. Ho semplicemente chiarito che tutto ciò che avevo scritto nel mio libro e' una esperienza personale, ed e' più che vera.Il fatto che non l'ha vissuto lui o un altro o altre decine di persone, non puo negare che quel fatto lì è proprio vero...Altrimento perchè l'avrei scritto? Non so che altro aggiungere.
Certo, meglio se ci sono discussioni e osservazioni ed io sono aperta a raccoglierli tutti, ma senz'altro dicendo anche la mia...
Grazie del tuo commento!
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+8 #7 Darina 2010-07-22 01:11
DARINA :))) .
Non offenderti ma mi spingi a farti notare che tu hai ringraziato Migena per le parole che ha scritto ed hai tralasciato Miklovan che ha dato ragione a Janni. Non puoi sapere se Miklovan ha letto il tuo libro o se l'articolo di Janni lo portera a farlo. Tu ti sei risentita eccome. Almeno da ciò che hai scritto si evidenzia questo.
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+2 #8 Migena 2010-07-22 01:12
Bè Darina è normale che una persona si risenta ... se io scrivo un libro in cui racconto la mia verità e altri mi vengono a dire "no non è vero", penso che qualsiasi persona cercherebbe di rispondere e difendere la propria verità! certo ognuno può esprime la propria opinione, così come chi scrive il libro ha il diritto di ribadire quante volte vuole che quello che ha scritto è verità! :)
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+1 #9 Migena 2010-07-22 01:13
Poi scusate forse sono un pò OT ma mi sembra che in generale ci sia un accanimento verso coloro che scrivono e raccontano la storia diversamente dalla "versione ufficiale" ... faccio sempre riferimento alla Vorpsi ( purtroppo il libro di Irma non l'ho letto ancora) , lei ha ricevuto tante critiche per come ha descritto il comunismo ... ma d'altronde se l'ha vissuto così che ci possiamo fare? E poi lei nei suoi libri critica anche la mentalità albanese e credo che sia anche per questo che venga duramente colpita dalla critica - albanese in particolare -(ok la smetto che la Vorpsi non c'entra nulla :D )
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+12 #10 Darina 2010-07-22 01:16
parte.1.
Ciao Migena... Io credo che fb sia un pò un casino per certi versi perchè io da un altra parte ho già ribadito che Irma ha raccontato la sua verita e che casi come i suoi ci sono stati, pochi però, veramente pochi.
Io l'ho invitata in qualche maniera ad accettare anche le critiche ma se vogliamo dire che i libri non comunicano nulla perciò si può scrivere ciò che si vuole allora va bene cosi.
Io credo che Janni nel suo articolo non abbia voluto criticare e negare questa "limitata" realtà ma abbia notato come quella frase che non ricordo parola per parola ma che il senso è : - la figlia del dottore no ma i operai si, perchè il regime dava più possibilità ai figli degli operai- non sia stata spiegata e contestualizzat a. Se fosse stata la norma ( almeno che il comunismo di via Rruga Ali Demi a Tirana non fosse diverso da quello del Shallvare) allora non ci sarebbero stati cosi pochi operai che avevano accesso all' università.
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