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IL VENTO DANZANTE Stampa E-mail
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Arte & Cultura
Scritto da Julia Hila   
Mercoledì 28 Luglio 2010 23:54

La musica : il ponte fra le Moltitudini etniche

Nella mitologia la musica è prerogativa di un dio segnato sin prima dalla sua nascita dalla sottrazione e dall’essere “diverso”.

E’ Dionisio, il Dio della musica e delle arti in genere, del vino, dell’amore. Una volta cresciuto e acquisito tutti i poteri da vero Dio, volge alla famiglia terrena a rivendicare la sua natura divina ma gli viene rifiutata. Ci vorrà del tempo e sacrificio che lui sodalizi il suo culto nell’intero mondo Hellenico. Il culto di Dionisio celebra una dimensione che supera barriere fisiche ed emotive. Unirsi e confluire in un fiume di emozioni puri, libero sfogo dell’istinto senza le strutture mentali che ci siamo costruiti nella nostra dimensione razionale. Viene concepito da Zeus e una terrestre, Semele, unione mai sopportata da Hera la quale ispira Semele a volere Zeus nel pieno della sua potenza, armato di fulmini e quindi a venire folgorata. Un Dio straniero, diverso, nomade, irrequieto, anticonformista che sfocia la sua armonia andando contro corrente e riconoscendo il mondo Altro, quello  parallelo che ci accompagna, subdolamente silenzioso. Zeus nasconde il piccolo cucendolo nella sua coscia e preservandolo fino alla sua nascita.

 

Oggi tutto questo ce lo regala la musica, una delle forme d’arte più facilmente assimilabili dalla nostra attività mentale, la quale la subiamo e ce ne impregniamo per conformazione fisica (non possiamo “chiudere” o “girare” le orecchie ) e per questo motivo la natura non poteva che preservarci regalandoci l’esigenza intima e il desiderio della musica.

Si è mai notato come ci percepiamo in un momento di estasi musicale, durante un concerto o un ballo in discoteca, in piazza, dove volete (importante ballare sempre e ovunque). Esiste forma di comunicazione, di comprensione, di accettazione più potente che un sorriso lanciato senza il minimo sforzo, uno sguardo fisso e generoso, uno sfioramento armonico indotto dalla musica, il lanciare tra di noi porzioni stonati di canzoni e tutto quel sudore speso in comune?

Ecco, si è giunti il punto in cui le barriere si sono sgretolate. Non siamo più diversi. Non c’è differenza di colore, di lingua, di etnia che tenga. E’ la “togetherness”. Comunione completata.

Eguaglianza.

Essere stranieri è ritrovarsi nudi, spogli dalle proprie abitudini, dalla propria lingua e per certi versi anche dalla propria cultura, pronti, con tutto l’immane sacrificio che comporta, a “vestir la giubba ” nuova, senza sapere come appariamo agli occhi della persona che ci vede avviarsi nel suo spazio e soprattutto agli occhi di noi stessi. E’ veramente così importante che si rida?

 

E’ difficile (tante volte impossibile) trovare uno spazio che ci accolga, una piattaforma adatta a sorreggere il peso del nostro impegno sull’integrazione ma se per un momento ci fermassimo, ad ascoltare cosa ha da dirci una nota.

Una nota in solitudine. Una piccola chiave, che ha la capacità di aprire un immenso mondo, ricco e variopinto, ed ecco ora che ci si torna vestiti e con la propria roba, si può tranquillamente parlare la propria lingua e anche le intime e proprie appartenenze di ciascuno di noi oramai si trovano al sicuro, attorniate da una danza universale. Ascoltiamo la musica, anzi, ascoltiamoci sotto la musica. Aiutiamoci. Cerchiamo di ammorbidire le nostre avversità di fronte al diverso, riportando alla nostra coscienza anche una minima traccia di quella sensazione che si è provati durante un viaggio in musica. E’ la più affidabile di tutte le altre risorse possibili esistenti, arriva da dentro di noi. Provare un emozione in più si cresce e si può essere orgogliosi di se stessi. Regalare questa emozione è la più gratificante e significativa delle imprese. E verrà recepita.

Ma soprattutto ne gratificherà lo straniero che è anche dentro di noi.

 

 


 

Perciò il poeta immaginò che Orfeo

potesse smuovere

con la sua lira

alberi, pietre e fiumi:

perché nulla è sì duri e insensibile,

e imbevuto di rabbia

cui la musica, almeno nell’ascolto,

non riesca a mutare la natura.

William Shakespeare

Note. http://www.fralequinte.it/ corsi.html

2010-07-29

 

"To be is to be related"

Di: Julia Hila

Julia Hila

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Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Dicembre 2010 01:21
 

Commenti  

 
+7 #1 Janni. C. L. C 2010-07-30 22:31
Julia. Il tuo primo articolo per opinion@ mi piace molto.
Davvero bello...
Complimenti e buon lavoro. Janni
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+8 #2 Paola. D. Rè 2010-07-31 09:45
Le canzoni raccontano di storie di vite nascoste tra note e parole, la musica è la migliore medicina e può guarire ogni ferita. Bell’articolo. Bel collegamento di pensieri. Una voce in più su questo bel giornale…..congratulazioni .
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+11 #3 taty 2010-07-31 10:19
Grazie Julia, per avermi rinfrescato la memoria sulla nascita di Dioniso e per questo bel pezzo; hai saputo ben coniugare la musica con l' eguaglianza... è vero: quando balliamo non ci sono differenze... non ci sono diversità, anzi! Complimenti, spero che questo sia il primo articolo di una lunga serie che ci offrirai:)
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